Archives For Citizen (and) Journalism

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Bello, benché terribile, il web-documentario sulla Prima Guerra Mondiale del Guardian.  Continue Reading…

One of the key differences between our new beta site and the current Guardian site is the way we approach content curation and presentation.

The birth of “containers” and the container model

When we first started designing our responsive site last year we challenged ourselves to think of new ways to improve the discovery and promotion of our content, not just on the homepage, but all our section pages, article, live blog, gallery and video pages. This is because even though our current site is familiar and has been successful, we knew from speaking to users that it’s not always that easy to use.

Our vision is to create a site which builds a long lasting relationship between our audience and the Guardian. We want to turn visitors into readers, and turn visits into journeys, and improved content discovery will play a big part in achieving that vision.

(Grassetto mio)

Leggi Guardian beta · The container model and blended content – a new approach to how we present content on the Guardian. Via iA.

Guardian beta – The New Approach To Present Content On The Guardian

Ricevo e giro:

Milano, 19 febbraio 2014 – Google è lieta di annunciare la sponsorizzazione dell’VIII edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, che prenderà il via il 30 aprile 2014.

L’edizione 2014 sarà arricchita dalla presenza di Richard Gingras, Senior Director di Google News e da una serie di “masterclass” su strumenti digitali per il giornalismo.

Abbiamo deciso di contribuire attivamente all’edizione 2014 del Festival Internazionale del giornalismo perché crediamo che il giornalismo possa avere un futuro brillante anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie” – ha commentato Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs di Google in Italia.  

Fw: Google Sponsor del Festival Internazionale del Giornalismo

Transmetropolitan comic - Spider Jerusalem - Give me information

Me l’hanno fatto conoscere da poco, e non ringrazierò mai abbastanza. Spider Jerusalem – il personaggio di Transmetropolitan – è semplicemente geniale, e totalmente unico. Non mi ricordo di un altro giornalista in una fiction, o in una novel. Ah, sì: Mikael Blomkvist in “Uomini che odiano le donne” (*). Ma lì era un giallo. Questa invece è politica. Guerra politica, per la precisione. Si convince che il nuovo candidato alla Casa Bianca è un fake, un seduttore delle masse che in realtà vuole il potere assoluto (ricorda qualcuno?). E quindi inizia a indagare. Ma “When I tell [someone] I’ll going digging, [they] think I mean I’m checking the press releases. [Instead] We are going to gather and sort vast amounts of information – and then we are going to do the story”, dice:

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international journalism festival crowdfunding campaign

Ultimo giorno per “crowdfinanziare” il Festival del Giornalismo. Devo fare la solita polemica sull’importanza di rimboccarsi le maniche e costruire per il futuro, anziché lamentarsi per il passato? No, non lo farò. Mi limiterò a esprimere per l’ennesima volta la mia stima ad Arianna Ciccone per l’iniziativa, che ho appena sostenuto anche io con un contributo. Fallo anche tu: clicca qui ora.

Fa tristezza, o almeno dovrebbe, leggere certe cose su quotidiani nazionali. Fa tristezza che Repubblica, in una pagina titolata Economia & Finanza con Bloomberg (con Bloomberg!), già oggi non più raggiungibile, possa pubblicare un elzeviro che mascherandosi da ragionamento generale è in realtà un attacco diretto a blog, blogger, Social Media e cose così. Senza citare un nome, ovviamente – troppo sfrontato. Triste.

Molto più intelligente l’operazione di TheNextWeb. Scoprono che un tweet di Paris Hilton costa 3.000 dollari. Ne comprano uno, ne misurano l’influenza, la comparano alla loro… E dimostrano che loro possono essere meglio. Da gran signori.

Last week we found out that Paris Hilton was offering to send out a sponsored Tweet, for $3000. My first instinct was “That is hilarious!” and I showed it to a few people who also all laughed about it. Usually you have a good laugh about it and then continue with your “real” work. We thought we’d use it as an experiment, and we actually bought one.

How Much Traffic A Paris Hilton Tweet Brings You.

 

Wikileaks Cables CablegateBrevissima riflessione: sembra quasi che l’annuncio della pubblicazione dei Wikileaks Cables abbia fatto più rumore dei documenti stessi. Mi chiedo cosa possa esserci in ciò che non è stato pubblicato.

Il Guardian, dopo una fantastica mappa che collega luoghi e documenti, sta facendo live update. La search su Twitter è Trending Topic anche in Italia, al momento. Il Post fa un interessante riassunto della storia.

PS Sarà banale ma impossibile non pensare che i giornali stanno benissimo quando pubblicano… news.

Il momento cruciale arriva domenica sera quando, dopo l’incontro col Comitato di Redazione, il Direttore del Corriere Della Sera Ferruccio De Bortoli rilascia una dichiarazione all’ANSA in cui chiede di interrompere la protesta “Perché non ha alcun fondamento”. Blocco. Da 48 ore Paola Caruso è in sciopero della fame, avendo interrotto da poco quello della sete grazie all’intervento di Macchianera ed essendosi lasciata convincere a prendere caffellatte zuccherato da alcuni amici. La Rete si è sollevata, prima per preoccupazione personale e poi schierandosi a difesa o critica, ma comunque la sostiene. Altrettanto fanno esponenti del sindacato, e le mail e gli SMS di tanti colleghi in giro per l’Italia. Tutti le chiedono di smetterla. Paola inizia a sentirsi debole, è di fisico minuto. Ma cocciuta. E decide di andare avanti, scrivendo a De Bortoli una Lettera Aperta sul suo blog.

Avvisata della vicenda poche ore prima, Letizia Mosca, voce nota del GR di Radio Popolare Milano e sindacalista, contatta Daniela Stigliano, vicesegretario nazionale e presidente della Commissione lavoro autonomo FNSI (il sindacato dei giornalisti) e il CdR che – stando ai contenuti della lettera, in fondo con altri documenti – chiede incontro al Direttore per “Fare chiarezza” sulle procedure e le questioni contrattuali che hanno portato a Paola questo gesto. Esasperata, avevo scritto io. “Disperata”, mi correggerà lei. In ogni caso estrema, eccessiva. Così pare a tutti e anche alla Stigliano, che cerca di convincerla al telefono. Rilascerà una dichiarazione ufficiale il giorno dopo, assicura, perché è vero che il problema è esteso. Niente da fare.

Ma le prese di posizione arrivano. Il sito dell’FNSI lunedì riporta: “La protesta estrema di Paola Caruso ha portato sotto i riflettori anche del grande pubblico una situazione da tempo non più sostenibile: le drammatiche condizioni di lavoro dei giornalisti freelance. Un mondo di quasi 24 mila persone, a fronte di 20 mila contrattualizzati, che contribuiscono ogni giorno alla realizzazione dell’informazione su giornali, radio, tv, agenzie e siti Internet italiani, con pochi o nulli diritti, quasi sempre sottopagati, costretti a una vita di precarietà senza uscita“. Non solo: “La Commissione per il Lavoro autonomo della Fnsi, che si riunirà giovedì prossimo 18 novembre, affronterà il caso di Paola Caruso per elaborare un documento da sottoporre all’Assemblea dei lavoratori autonomi, convocata per il giorno successivo. La collega Caruso sarà inoltre uno dei nomi che la Fnsi indicherà per l’indagine sulle condizioni dei giornalisti freelance, in svolgimento al Senato su iniziativa bipartisan”. Altrettanto nette le affermazioni di Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti: “Nuove Schiavitù”, titola il pezzo. ANSA e AGI rilanciano.

Ora Paola dovrebbe incontrare De Bortoli. Difficile immaginare una soluzione alla sua vicenda professionale. Nel frattempo, però, il dibattito si è aperto, il problema sollevato. Di questo caso si parlerà in una commissione parlamentare. Un gruppo di giornalisti sta organizzando un incontro “Per parlare di giovani, lavoro, giornalismo e, soprattutto, precariato”. Altri ne seguiranno. E Paola ha interrotto lo sciopero della fame.

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Sette anni di precariato al Corriere, con le assunzioni bloccate. Poi si libera un posto e un giovane appena uscito dalla scuola di giornalismo che “le passa avanti”. Troppo, per Paola. Che ha iniziato a raccontare il suo gesto su Twitter e ora ha aperto un Diario su Tumblr, mentre su Friendfeed si è sviluppata una appassionata discussione tra chi la segue in tempo reale. Macchianera.net ha oscurato, Alessandro Gilioli ritiene che sia il primo caso del genere, per il giornalismo italiano. Aspetta: ho detto giornalismo italiano? Quale? Che giornalismo rimane, in una situazione così?

Paola Caruso freelance del Corriere in sciopero della fame

“Most people think that bloggers are some kind of lunatics […] and that happens, but in reality 28% of bloggers do that for commercial reasons, and half of them get paid […] So you can imagine a network of hundreds or thousands of them that get curated together” [grassetto mio]. Così Don Tapscott, autore di Wikinomics, durante l’ultimo World Business Forum. Tra le moltissime suggestioni che ha offerto durante il suo speech, en passant ha anche suggerito un modello di business basato sul crowdsourcing per i quotidiani. Idea certo già nota ma peculiare che si ripresenti nel 2010. Ho avuto occasione di intervistarlo e ne abbiamo parlato nel video qui sotto (primo di una serie). Don è molto attivo su Twitter.

Non c’è notizia, perché molte ce ne sono state durante l’estate, ma l’intervista del Guardian a Julian Assange, fondatore di Wikileaks, secondo me è da segnare. E’ stata portata in Italia in un numero scorso da Internazionale, che in questa pagina raccoglie altri contributi.

Julian Assange, Wikileaks

Photo by biatch0r

La frase che a me ha colpito di più è “Journalism should be more like science”. Che mi ha ricordato un po’ il passaggio logico fatto da De Biase nel suo Keynote Speech al Festival del Giornalismo – purtroppo non trovo più il video, solo un comunicato –  da Mestiere a Metodo. In Italia è classico dire che “Il giornalismo è un mestiere”. Eco di quando si imparava “sul campo”. Forse è tempo di crescere.

Il tema principale è quello della trasparenza. Di come Wikileaks verifichi le sue fonti, di come è finanziato, etc. E anche quello del disclosure, cioè se sia corretto diffondere notizie riservate. Di nuovo Luca De Biase ha scritto sul tema, raccogliendo anche altri pensieri importanti. Io penso solo che sia troppo dura fare ragionamenti in assoluto. E che dipende dai tempi. Quelli in cui viviamo, per esempio, mi sembrano pieni di notizie ma molto poveri di significato. Mi sembra anche che le notizie siano a volte usate più per distrarre che per informare, e che ciò che è importante sapere per aver coscienza della Cosa Pubblica resti invece oscuro.

E allora forse una finestra su certe stanze buie può solo aiutare. Giornalismo compreso.

Stagione importante, la prossima, per il Publishing. C’è la solita convergenza di forze – economica, tecnologica, sociale – che preannuncia l’arrivo dell’onda. Anche da noi.

Recente il lancio di BookRepublic, “Servizio di distribuzione online per i libri digitali rivolto principalmente agli editori indipendenti e libreria online”, iniziativa di Marco Ferrario (intervista) e Marco Ghezzi, con Giuseppe Granieri quale direttore editoriale e Matteo Brambilla chief editor. E’ un online store che aggrega un gran numero di editori italiani (vedi), quindi in chiara alternativa a Apple iTunes – iBooks. Non altrettanto lucida, ma pur sempre positiva, sembra la proposta di Ebook.it, di ambito romano, che ha recentemente organizzato un incontro sul tema dell’IVA che per i libri cartacei è al 4% mentre per gli ebook, parificati al software, al 20.

Gli stessi fondatori di BookRepublic hanno poi creato anche una piccola casa editrice, 40k, che si aggiunge alla pioneristica Simplicissimus e alle collane di Apogeo. E molte altre. Per esempio, Noa Carpignano mi contatta via blog per segnalare la sua BBN, “Prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali”, e la tre giorni che sta organizzando per il prossimo settembre: Ebook.Fest. Be’, complimenti.

Insomma il primo passo è stato interpretare i nuovi sistemi di pagamento, senza i quali non si muove foglia. Dichiarazione netta del director of operations di una importante casa editrice italiana, che ho incontrato proprio al lancio di BookRepublic: “Il giro del web gratuito l’abbiamo fatto. Il prossimo giro sarà a pagamento. Deve essere redditizio”. Sacrosanto.

Nel frattempo si reinventa la tecnologia. Riflessione appuntita di De Biase in questo post, che termina affermando “I libri resteranno prodotti. I giornali tenderanno a diventare servizi”. E’ proprio così: vedi per esempio gli aggregatori di blog come Liquida, giusto per citare un italiano (a proposito: che fine ha fatto BlogNation?). I blog negli anni scorsi si sono affermati come nuove fonti ma puntuali, atomiche. Il giornale generalista è diventato un aggregatore. E sempre De Biase segnala il passo avanti fatto dal New York Times che, dice, “Proporrà in licenza le sue applicazioni ad altri editori su un vero negozio online”. Per ora il NYT ha aperto la sua Developer Network, offrendo accesso ai suoi dati tramite interfacce di programmazione – le API. Qui il blog, che non a caso si chiama Open. Interessantissimo. Per chi ama le letture tecniche, questo post dà un’idea di alcune possibilità, recuperando i dati di geo-localizzazione associati agli articoli.

Quindi non è solo il giornale che va ripensato, ma anche i suoi contenuti. Questo stesso articolo è un oggetto stupido, fatto di tante parole buttate in un campo testo, senza differenziazione. WordPress, la piattaforma che uso, si dichiara “semantica” solo perché usa le tag. Ridicolo. De Biase un po’ di tempo fa affermava che i giornali siano applicazioni. Esatto. Anzi, prima di tutto i giornali sono database, o dovrebbero esserlo, e in formati ben definiti – vedi per esempio.

Se riusciamo a strutturare informazione e conoscenza, riusciremo poi a estrarla creando nuovo significato. Da lì in poi sì che svilupperemo applicazioni. Dove il differenziale diventerà però l’esperienza. I nuovi device come l’iPad ci hanno fatto finalmente… toccare con mano, scusate la battuta, le potenzialità. D’ora in poi è tutto da costruire. Di nuovo.

Vedi anche: visual Data.