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Logotel - quaderni Weconomy - 5

Se è vero che la Rete è uno dei fenomeni che ha cambiato usi e costumi – come se non bastassero globalizzazione, crisi economica, etc – è vero anche che i fenomeni di innovazione, negli ultimi anni, si generano in “periferia”, e da qui si spostano verso il “centro”. Concetti solo apparentemente astratti: è tutto chiaro se si pensa all’esplosione di novità che dal digitale hanno poi aggredito mercati consolidati e maturi. E, con una significativa novità rispetto al ‘900, è anche cambiato il ruolo delle grandi aziende, che dell’innovazione sono un po’ alla rincorsa, invece di esserne fonte.

E’ per dare qualche spunto di riflessione e qualche strumento in più su questi temi che Logotel realizza i quaderni Weconomy. Nel quinto numero, che trovate qui sotto, c’è anche una mia piccola riflessione sul tema delle metodologie delle Lean Startup applicate alle big corp. Ma la parte più interessante sono i contributi di tutti gli altri.  Continue Reading…

Socialcast si occupa di Enterprise 2.0 e di integrazione di tecnologie social con i sistemi delle grandi aziende (vedi). Hanno, ovviamente, un punto di vista un po’ particolare, come quello nella grafica qui sotto. Di cui ho trovato particolarmente interessante il quadrante in alto a destra.
How Executives Use Social Media - Socialcast

Link

Più di 2.500 partecipanti al wiki, che raccoglie ormai oltre 10.000 articoli. Più di 70 blog, spesso multiautore. E inoltre iniziative con gli studenti e la prospettiva di creare un proprio Social Network. Non è l’ennesima start-up di ragazzini ma il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. O, meglio, la loro iniziativa chiamata eDiplomacy.

ediplomacy

Richard Boly, director of the Office, nella conference call tenutasi oggi per blogger e giornalisti ha dichiarato che il loro compito è “To move the culture of State Department from a Cold War paradigm, where information were always closed, to a “post 9/11″ world”, dove apertura e collaborazione sono una necessità. Dove cioè è richiesto il cambiamento “From the need to know to the need to share”. Senza rinunciare alla sicurezza, ovviamente. Tutti i progetti, infatti, sono interni al Dipartimento di Stato, nascosti dietro i firewall. La novità principale, dunque, sta nei nuovi modelli organizzativi, di collaborazione aperta.

Richard Boly, Director of eDiplomacy

Richard Boly, Director of eDiplomacy

Diplopedia (qui su Wikipedia), per esempio, è il wiki interno il cui scopo principale è quello di aggregare e strutturare le informazioni. E’ quindi necessario, come ha detto Boly, “To look to knowledge management with a diplomat perspective”, e interpretarlo di conseguenza. Altrettanto i blog. Lui ha parlato, in realtà, di “Blog-based communities”, dove le persone condividono le informazioni, scambiano punti di vista e raccolgono nuove idee.

Niente di nuovo sotto il sole, da un certo punto di vista, perché, ha concluso Boly, “All the initiative is seven years old. The first communities are five years old and Diplopedia is three years old”, mentre altri progetti sono più recenti. Normale, da un certo punto di vista, riscontrare un così abituale utilizzo di metodiche avanzate in un Paese come gli Stati Uniti.

Tra i tanti temi emersi nella giornata di ieri al World Business Forum uno è stato ricorrente nelle parole dei relatori: il crowdsourcing (Wikipedia) inteso come pratica di rinnovamento dei processi aziendali interni. Rudolf Colm di Bosch ha raccontato dei miglioramenti nelle performance di progettazione dovuti anche al coinvolgimento dei dipendenti di qualsiasi livello dell’azienda. Jim Collins, con grande istrioneria, ha segnalato come i più grandi rischi per una grande azienda comincino all’apice della crescita, quando non si è più in grado di mettere in discussione e rivedere i propri modelli. Vijay Govindarajan ha dato consigli di management incredibilmente vicini a quelli per le startup (“Think big, start small, scale up fast, reiterate” e Keep the cost of failure cheap, so that you can fail more often”, ma si riferiva a grandi progetti industriali, non a piccole iniziative web).

lyn_heward

Infine, straordinario e coinvolgente lo speech di Lyn Heward, executive producer progetti speciali del Cirque du Soleil, che attraverso creatività e saltimbanchi ha lanciato dei suggerimenti di rinnovamento della cultura di management fortissimi. Si trovano nel video qui sotto. Gli aggiornamenti in tempo reale, invece, in questa pagina.


oracle09L’ottimo Dario Melpignano ne ha combinata un’altra: dall’Oracle OpenWorld 2009 (che quest’anno ha avuto un certo calo, con “solo” 37.000 intervenuti) mi segnala che una delle applicazioni Powered by Mobc3 è finita su ZDNet, nel report che Paul Greenberg ha fatto dell’evento: Social CRM Technology Rears an Actual Head. Mobc3 è una piattaforma per gestire contenuti e sviluppare applicazioni mobile, iPhone e non solo. Si trova qua. Complimenti a un altro Italiano che martella forte anche all’estero (ne avevamo già parlato). La foto è di Dario e ritrae Larry Ellison e Scott McNealy.

Non per coincidenza, evidentemente, ma per comun sentire: avevo giusto in preparazione un post su oDesk che ne parla prima Dario: How the new World Works. Spiega bene tutto lui, ma in estrema sintesi diciamo che è un marketplace di competenze: si crea un portfolio e si aspettano le richieste. Per chi volesse un’overview c’è il video qui sotto, per un approfondimento invece An oDesk review for beginners su BlogKori. Personalmente credo che questi strumenti, che non sono solo self-help ma vera innovazione di processo, abbiano prospettive sociali importantissime.

Dario, tra l’altro, nel mondo dei freelance non è solo faro insostituibile ma anche attore protagonista: ora ospita l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, di cui ha fatto inaugurazione l’altro giorno.

Grazie a TesiCamp e a Giandomenico Sica di ItsMe sono venuto in contatto con OpenKnowledge, “Società di consulenza e servizi specializzata in Enterprise 2.0 con sedi a Milano, Londra e Sydney, che opera sia nel campo della consulenza strategica e organizzativa, sia nel disegno e implementazione di soluzioni legate ai Social Media per alcune delle maggiori aziende europee”. E stanno per aprire un’altra sede all’estero.

openknowledge

Mi sembra un bell’esempio di innovazione orientata alla crescita in un ambito, quello del Web 2.0 per le grandi aziende, certamente non facile.

PS Cercano Junior Consultant: vedi in questa pagina.

Così come il modello wiki ha generato mille verticalizzazioni in ambito aziendale – noi usiamo ancora Basecamp con una certa soddisfazione, per esempio – era ovvio che altrettanto succedesse ai nuovi tool per il Real Time Web come Twitter e FriendFeed. Un esempio è Socialcast, che è esattamente un ambiente di social network basato su messaggi e commenti per gruppi chiusi.

Socialcast

in questa pagina un tour delle feature. Se si volesse realizzare un progetto custom basato sul modello di Twitter, invece, si potrebbe usare Laconi.ca: è un clone open source di questo ambiente di scambio messaggi che sta un po’ ribaltando i modelli. Un suo esempio funzionante è Identi.ca.

Insomma: dal Real Time Web al Real Time Work, verrebbe da dire.

Realizzata al Web 2.0 Expo di Berlino con Intruders.tv, a questo indirizzo è stata pubblicata l’intervista video (allego anche sotto) che ho fatto a Dion Hinchcliffe su Enterprise 2.0, blog e social network per le aziende, etc. Kudos to Luca e Livia.

Versione estesa in inglese qua, in italiano invece qui. Altri post da Berlino: arrivo, primo live blogging, Tim O’Reilly, Nokia.

Non ho potuto fermarmi per il PiùBlogCamp di domenica, vedo che le discussioni non mancano. Riesco solo ora a pubblicare le slide (sotto) e a fare un piccolo report della giornata di venerdì. Intanto devo chiedere scusa ad Antonio (video) per essermi presentato in ritardo e aver fatto un po’ l’indisciplinato durante il suo panel :). Ha moderato una discussione su “Blog 3.0″ con ospiti di grande prestigio (tra i quali un rinnovato Zoro, anzi, 7oro).

Io ho cercato di alzare la palla a un’altra schiera di ottimi esperti per parlare di “Blog e Aziende“, e non hanno mancato di fare punti. Ha iniziato Mafe parlando della necessità di un rapporto più empatico tra azienda e clienti, anzi di “affetto”, spunto ripreso da Antonio per arrivare a parlare di “amore e odio”. Amore e odio che esistono già, in Rete, dove le persone comunque commentano. Uno spazio quindi da presidiare: Filippo di Berto Salotti ha raccontato con disarmante semplicità il guadagno in termini di visibilità che gli ha portato la partecipazione in Rete. Con Alessio, Leonardo (video) e Andrea si è chiacchierato delle difficoltà che incontrano le grandi aziende, mentre Howard (video – che ho scoperto dopo essere anche un grande artista) ha commentato i temi di apertura, estensione e presenza in Rete con una invidiabile tranquillità serendipica. Last but not least: grazie, tra gli altri, a Stefano Epifani per aver animato il dibattito con un ottimo spunto.

Qui le foto del panel, thnx a Roberto “Robustissimo” Lo Jacono, animatore dello spazio PiùBlog, che davvero non so come ha fatto a sopravvivere: grazie Roberto! Altre foto dell’evento qui o qui.

Aggiornamento: Su Centro Studi Elettricità sono disponibili le interviste video. Io ho fatto una chiacchierata con Howard, con cui abbiamo parlato di community a partire dalla sua partecipazione a The WELL – Whole Earth ‘Lectronic Link: miiiiitico :) – e con Leonardo che mi ha raccontato dei suoi libri.

Si parte per Roma, dove PiùLibri (qui e qui) è già in corso. Domani (venerdì), alle ore 17:00, all’interno dello Spazio Blog avrò il piacere di moderare una discussione sul tema "Blog e Aziende" con:

"Moderare" mi sembra parola molto appropriata: vista qualità e sicura vivacità dei panelist sono sicuro sarà cosa divertente e interessante

At a panel with Lee Bryant, Sam Lawrence, Laurent Gasser, hosted by Brady Forrest from O’Reilly. Let’s listen.

Addressing efficacy of Web 2.0 tools and models in corporations, we’re still stuck with the “culture” problem. Bryant: “organizational models of the majority of companies are still mainly based on an american thinking of the 1930’s”. Lawrence:” Skills have to evolve together with paradigms”.

The point that panelists agreed most is that technology has the habit to think too much about the tools, while companies – of course – do concentrate on usage and problems (or, better, solutions). Actually, IMHO, I’ve found many positions, even the ones emerged from the public, too similar to what we already saw in years – e.g. lotus Notes and the “workgroup” approach, then e-mail adoption, access to public Internet or not, now the Web 2.0 stuff. I mean: of course these things have a development that is much faster than the adoption. The problem, indeed, is organizational – and I spoke with Lee Bryant briefly about this afterwords.

So the starting point seems to be – forever and ever – to show the real value, adapting the tools to the business issues… in the human way, if I can say it.