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	<title>Infoservi.it &#187; Business and Commerce</title>
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	<description>Cultura, Società e Ricerca su Tecnologia, Media, Internet.</description>
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		<title>Invito: Domani a The Hub, Ospiti di Prestiamoci.it</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho conosciuto Mariano Carozzi a Fa&#8217; la Cosa Giusta, fiera delle iniziative, diciamo così, &#8220;eque e solidali&#8221; di cui ho raccontato qui. D&#8217;istinto, non era il più normale dei contesti in qui mettersi a parlare di banche, finanza, algoritmi di pagamento e sistemi di analisi statistica dei dati. E invece sì, perchè il discorso riguardava proprio i nuovi modelli economici che stanno emergendo dalla Rete, come il Social Lending (Wikipedia), ovvero il prestito tra persone. Kiva e Zopa, per dire due nomi.
E&#8217; anche su questo che, con i suoi soci, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto <strong>Mariano Carozzi</strong> a <em>Fa&#8217; la Cosa Giusta</em>, fiera delle iniziative, diciamo così, &#8220;eque e solidali&#8221; di cui ho <a href="http://magazine.blomming.com/2010/03/le-cose-giuste-a-fa-la-cosa-giusta/">raccontato qui</a>. D&#8217;istinto, non era il più normale dei contesti in qui mettersi a parlare di banche, finanza, algoritmi di pagamento e sistemi di analisi statistica dei dati. E invece sì, perchè il discorso riguardava proprio i nuovi modelli economici che stanno emergendo dalla Rete, come il <em>Social Lending</em> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Social_lending">Wikipedia</a>), ovvero il prestito tra persone. Kiva e Zopa, per dire <a href="http://www.infoservi.it/zopa-i-soldi-in-peer-to-peer/619">due nomi</a>.</p>
<p>E&#8217; anche su questo che, con i suoi soci, ha costruito <a href="https://www.prestiamoci.it">Prestiamoci.it</a> &#8211; su questo e su anni di esperienza di <em>online banking</em> (qui il suo <a href="http://it.linkedin.com/in/marianocarozzi">profilo LinkedIn</a>), oltre che proprio con <strong>SAS</strong>, forse il più prestigioso tra i sistemi di <em>Business Intelligence</em>. Ne parla l&#8217;azienda stessa <a href="http://www.sas.com/success/agata.html">in questo case study</a>. Prestiamoci è ancora in startup ma i numeri stanno girando, come raccontano sul loro blog <a href="https://www.prestiamoci.it/blog/i-numeri-giugno">facendo i conti di giugno</a>.</p>
<p>Tema da approfondire. Un&#8217;occasione è l&#8217;evento che hanno organizzato domani sera a <strong>The Hub</strong> &#8211; <a href="http://hubmilan.com/2010/07/social-money-a-the-hub/">qui le info</a>. Con Paolo Rossi dei GAS (vedi sotto) ci hanno invitato a parlare di <strong><a href="http://blomming.com/">Blomming.com</a></strong> e a prendere un aperitivo. Estendiamo l&#8217;invito: vi va di venire?</p>
<p><img class="aligncenter" title="Social Money" src="/img/partner/socialmoney.jpg" alt="" width="568" height="647" /></p>
<p><strong>PS</strong> Grazie all&#8217;infaticabile <strong>Micaela Calabresi</strong> (<a href="http://micaelacalabresi.wordpress.com/">blog</a>, <a href="http://twitter.com/michi_milano">Twitter</a>, <a href="http://www.facebook.com/micaela.calabresi">Facebook</a>) per avermi messo in contatto.</p>
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		<title>Editori Italiani su iPad? Passando da Zinio</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 06:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marco Massarotto fa una bellissima recensione di una serie di applicazioni editoriali per iPad. Degli italiani dice che per ora sono solo pidieffoni, e promuove Associated Press (io l&#8217;ho vista al volo a New York e non mi ha fatto buona impressione, ma saprà meglio lui). Insomma &#8220;Italiani rimandati a settembre&#8221;, commenta Salvo Mizzi su Facebook.
Io sto discutendo con un&#8217;azienda che sviluppa applicazioni editoriali per iPad, e mi dicono che tanti editori italiani stanno andando su Zinio. La loro gallery di testate sembra confermarlo. Non stupisce: è una piattaforma di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5072" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="zinio_app" src="http://www.infoservi.it/public/zinio_app.jpg" alt="" width="205" height="307" />Marco Massarotto fa <strong><a href="http://marcomassarotto.com/2010/05/31/i-giornali-su-ipad-le-prime-app-a-confronto/">una bellissima recensione</a></strong> di una serie di applicazioni editoriali per iPad. Degli italiani dice che per ora sono solo pidieffoni, e promuove Associated Press (io l&#8217;ho vista al volo <a href="http://www.infoservi.it/dentro-il-negozio-apple-della-quinta-strada-e-la-peggior-ipad-demo-che-abbiate-mai-visto/4916">a New York</a> e non mi ha fatto buona impressione, ma saprà meglio lui). Insomma <em>&#8220;Italiani rimandati a settembre&#8221;</em>, commenta Salvo Mizzi su Facebook.</p>
<p>Io sto discutendo con un&#8217;azienda che sviluppa applicazioni editoriali per iPad, e mi dicono che tanti editori italiani stanno andando su <strong><a href="http://ita.zinio.com/">Zinio</a></strong>. La loro <a href="http://ita.zinio.com/magazines/">gallery di testate</a> sembra confermarlo. Non stupisce: è una piattaforma di trasformazione del contenuto piuttosto efficace, e soprattutto è&#8230; un&#8217;edicola. Per la precisione è un&#8217;app definita <em>Newsstand Reader</em>: <a href="http://itunes.apple.com/it/app/zinio-magazine-newsstand-reader/id364297166?mt=8">guarda qua</a>. In effetti è anche di più: si dichiara <em>markeplace</em> multipiattaforma. Dichiarano di avere <em>&#8220;850 major consumer brands available digitally and delivered on behalf 300 publishers&#8221;</em>. Bum.</p>
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		<title>Jack Dorsey: Da Twitter a Square, Come ti Rivoluziono l&#8217;Economia</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 05:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business and Commerce]]></category>
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		<description><![CDATA[Jack Dorsey è la persona che ha avuto l&#8217;idea originale poi diventata Twitter. Nel video sotto, in occasione della 99% Conference, racconta com&#8217;è nato il servizio di microblogging, ne mostra qualche primo mock-up e confessa anche che molte delle innovazioni del servizio non solo sono venute dagli utenti, ma che il team dell&#8217;azienda non le voleva proprio. Potere delle community.
Ma, a parte questo, parla di Square, la sua nuova startup. E di come sia necessario cogliere i segnali, gli stimoli dall&#8217;ambiente. Soprattutto in momenti di cambiamento radicale come quelli determinati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Jack Dorsey</strong> è la persona che ha avuto l&#8217;idea originale poi diventata Twitter. Nel video sotto, in occasione della <a href="http://the99percent.com/videos/6528/jack-dorsey-the-3-keys-to-twitters-success">99% Conference</a>, racconta com&#8217;è nato il servizio di microblogging, ne mostra qualche primo mock-up e confessa anche che molte delle innovazioni del servizio non solo sono venute dagli utenti, ma che il team dell&#8217;azienda non le voleva proprio. Potere delle community.</p>
<p>Ma, a parte questo, parla di <a href="https://squareup.com/">Square</a>, la sua nuova startup. E di come sia necessario cogliere i segnali, gli stimoli dall&#8217;ambiente. Soprattutto in momenti di cambiamento radicale come quelli determinati dalla crisi finanziaria. Non mi stupirebbe se ci avesse azzeccato di nuovo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="570" height="429" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="flashvars" value="clip_id=11712774&amp;server=vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="429" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf" flashvars="clip_id=11712774&amp;server=vimeo.com&amp;fullscreen=1&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" data="http://vimeo.com/moogaloop.swf"></embed></object></p>
<p>Via <a href="http://www.avc.com/a_vc/2010/05/draw-your-ideas.html">Fred Wilson</a> via <a href="http://www.businessinsider.com/how-jack-dorsey-launched-twitter-square-2010-5">Business Insider</a> via <a href="http://www.lousagar.blogspot.com/">Lou Sagar</a>.</p>
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		<title>La Rete Del Debito Europeo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 20:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui si segue il filone Visual data, si sa. Impressionante però la grafica qui sotto, e inquietante che venga dal New York Times. L&#8217;ho trovata da Paul Buchheit su Friendfeed.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui si segue il filone <a href="http://www.infoservi.it/tag/visual-data">Visual data</a>, si sa. Impressionante però la grafica qui sotto, e inquietante che venga <strong><a href="http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html">dal New York Times</a></strong>. L&#8217;ho trovata da <a href="http://friendfeed.com/paul/6c012ca5/europe-web-of-debt">Paul Buchheit su Friendfeed</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4953" title="europe_debt" src="http://www.infoservi.it/public/europe_debt-570x563.gif" alt="" width="570" height="563" /></p>
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		<title>Poteva Essere il Google Docs Italiano. A Better Software</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Better Software sembra aver davvero catalizzato le migliori energie italiane in ambito sviluppo applicativo &#8211; o quanto meno le più agguerrite. Last but not least, come si usa dire, chiuderà i lavori Luca Mearelli con uno speech dal titolo WorseSoftware: errori e orrori nel business del software. Mi lega a Luca una storia particolare: quando nel 2007 si cercava di stimolare l&#8217;interesse sul tema del Web 2.0 &#8211; vedi per esempio &#8211; l&#8217;ho scoperto in Rete con uno suo piccolo esercizio di stile: aveva infatti realizzato un word-processor online, accessibile ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bettersoftware.it">Better Software</a> sembra aver davvero catalizzato le migliori energie italiane in ambito sviluppo applicativo &#8211; o quanto meno le più agguerrite. <em>Last but not least</em>, come si usa dire, chiuderà i lavori <strong><a href="http://spazidigitali.com/about/">Luca Mearelli</a></strong> con uno speech dal titolo <a href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/worsesoftware-errori-orrori-business-software">WorseSoftware: errori e orrori nel business del software</a>. Mi lega a Luca una storia particolare: quando nel 2007 si cercava di stimolare l&#8217;interesse sul tema del Web 2.0 &#8211; <a href="http://www.infoservi.it/nuovo-incontro-netwo-il-2-0-italiano-ospite-da-dada/403">vedi per esempio</a> &#8211; l&#8217;ho scoperto in Rete con uno suo piccolo <em>esercizio di stile</em>: aveva infatti realizzato un <em>word-processor</em> online, accessibile via web. Solo da pochi mesi erano online esempi americani simili: <a href="http://www.infoservi.it/aspettando-writely-jaxwrite-a-far-paura-a-word/71">ajaxWrite</a> e Writely, poi <a href="http://www.infoservi.it/web-apps-google-compra-writely-word-processor-on-line/52">comprato da Google</a> e diventato Google Docs. Luca non ha venduto per qualche milione di dollari, ma è poi diventato <em>chief architect</em> di <strong><a href="http://kiaraservice.com/">Kiaraservice</a></strong>, la prima suite di fatturazione e amministrazione per professionisti offerta in modalità SaaS. In <a href="http://kiaraservice.com/tour.html">questa pagina</a> alcuni esempi di come funziona.</p>
<div id="attachment_4118" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a href="http://kiaraservice.com/"><img class="size-full wp-image-4118" title="Kiara" src="http://www.infoservi.it/public/Kiara.jpg" alt="KiaraService" width="570" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">KiaraService</p></div>
<p>E&#8217; novità recente l&#8217;accordo fatto con <a href="http://www.supersaas.it/">SuperSaaS</a>, che offre un servizio per ricevere prenotazioni e registrare appuntamenti via web 24 ore su 24. Facilmente integrabile grazie al modello <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Software_as_a_service">Software as a Service</a> &#8211; se ce ne fosse stato bisogno, una prova in più della sua efficacia, che permette addirittura di creare offerte di prodotto integrate tra aziende distanti.</p>
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		<title>Dal Crowdfunding all&#8217;Economia P2P: Segnali Interessanti da Better Software</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 15:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è una segnalazione che volevo fare da un po&#8217;: Kapipal è un progetto tutto italiano di Crowdfunding, realizzato da Alberto Falossi. Un giovane serial entrepreneur, come si usa dire: qui la sua bio. Ha parlato di questi temi poco fa a Better Software (vedi la sintesi del suo intervento) e, da quanto mi è riuscito di leggere su Twitter (dopo il salto gli aggiornamenti live), sembra aver riscosso notevole interesse. Ha segnalato tra l&#8217;altro tre iniziative di crowdfunding per aziende: Grow VC, Kachingle e Flattr. Aggiungerei anche l&#8217;italiano Prestiamoci.it, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è una segnalazione che volevo fare da un po&#8217;: <strong><a href="http://www.kapipal.com/">Kapipal</a></strong> è un progetto tutto italiano di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Crowd_funding">Crowdfunding</a></em>, realizzato da <strong>Alberto Falossi</strong>. Un giovane <em>serial entrepreneur</em>, come si usa dire: <a href="http://www.albertofalossi.com/bio">qui la sua bio</a>. Ha parlato di questi temi poco fa a <strong><a href="http://www.bettersoftware.it">Better Software</a></strong> (vedi la <a href="http://www.bettersoftware.it/conference/talks/crowdfunding-finanziare-idea-con-web">sintesi del suo intervento</a>) e, da quanto mi è riuscito di leggere su Twitter (dopo il salto gli aggiornamenti live), sembra aver riscosso notevole interesse. Ha segnalato tra l&#8217;altro tre iniziative di crowdfunding per aziende: <strong><a href="http://www.growvc.com/main/">Grow VC</a></strong>, <strong><a href="http://www.kachingle.com/">Kachingle</a></strong> e <strong><a href="http://flattr.com/">Flattr</a></strong>. Aggiungerei anche l&#8217;italiano <strong><a href="https://www.prestiamoci.it/">Prestiamoci.it</a></strong>, benché rivolto alla famiglia. La prospettiva dell&#8217;Economia P2P si fa all&#8217;improvviso molto più vicina.</p>
<p><a href="http://www.kapipal.com/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4869" title="Alberto Falossi - Kapipal" src="http://www.infoservi.it/public/kapipal.jpg" alt="" width="570" height="333" /></a><span id="more-4120"></span></p>
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		<title>Dubai: Grattacieli e Carri, Economia della Conoscenza e Sabbia. Tanta Sabbia</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 10:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Fabbri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Un post speciale dall'amica Alessia Fabbri che, in qualità di guest blogger d'eccezione, ci racconta le sue impressioni di Dubai, raccolte durante un viaggio di lavoro di un mese per UNIMITT - Centro per l'Innovazione e il Trasferimento Tecnologico dell'Università di Milano, in partnership con l'Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie dell'Innovazione. L'occhio di Alessia spazia a 360° e non tralascia nulla. Dai grattacieli più alti del mondo ai carri surriscaldati che trasportano gli operai che li hanno costruiti, dal petrolio agli investimenti forse unici al mondo per costruire una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Un post speciale dall'amica <strong><a href="http://twitter.com/fatomousso">Alessia Fabbri</a></strong> che, in qualità di guest blogger d'eccezione, ci racconta le sue impressioni di Dubai, raccolte durante un viaggio di lavoro di un mese per <a href="http://www.unimi.it/ricerca/unimitt/9715.htm">UNIMITT</a> - Centro per l'Innovazione e il Trasferimento Tecnologico dell'Università di Milano, in partnership con l'<a href="http://www.aginnovazione.gov.it">Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie dell'Innovazione</a>. L'occhio di Alessia spazia a 360° e non tralascia nulla. Dai grattacieli più alti del mondo ai carri surriscaldati che trasportano gli operai che li hanno costruiti, dal petrolio agli investimenti forse unici al mondo per costruire una Economia della Conoscenza -<a href="http://www.infoservi.it/author/alberto%20dottavi">ad</a>]</em></p>
<p>Speculazione, mazzette, prostituzione, sfruttamento e tantissima povertà. Leggendo l’ottimo <a href="http://www.elliotedizioni.com/catalog/title/title_card.php?title_id=107">Dubai Confidential</a> di Sergio Nazzarro durante il volo d’andata mi è venuta un po’ d’ansia. In quarta di copertina dice: <em>“Dubai o l’hai vissuta o non la conosci. Non puoi inventarla”</em>. Io l’ho vissuta poco, la conosco poco, ma provo comunque a raccontarti qualcosa senza inventarmi niente. L&#8217;ho trovata una città estrema, del tutto schizofrenica ma anche generosa per chi vuole e sa cogliere le opportunità offerte dal dinamismo di questo ambiente.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><img src="http://www.infoservi.it/img/dubai/dubai1.jpg" alt="Dubai, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata" width="570" height="373" /><p class="wp-caption-text">Dubai STOP, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>I primati non riguardano solo azzardi architettonici come il Burj Khalifa,  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_tallest_buildings_in_Dubai">grattacielo più alto tra gli alti</a>, ma si inscrivono in molti aspetti della vita economica e sociale. Lo sviluppo stesso di Dubai, per modalità, tempi e proporzioni, non ha eguali. E&#8217; difficile pensare che dove sorge <a href="http://www.ultrapolisproject.com/Tallest_25_Skylines_Cities.htm">la città più alta del mondo</a> fino a pochi decenni fa lo skyline era fatto di dune, con insediamenti di pescatori sulla costa e tribù di beduini nomadi nell’interno. Eppure. Prima la scoperta del petrolio. E poi, con grande lungimiranza, quando alla fine degli anni Ottanta è stato chiaro che le risorse di greggio qui si sarebbero esaurite a breve – un problema che non riguarda la vicina Abu Dhabi dove risiede il 10% circa delle risorse mondiali – Dubai ha saputo differenziare rapidamente la propria economia, investendo in servizi finanziari, <em>real estate </em>e infrastrutture, sfruttando la propria posizione geografica per diventare il più grande centro di trading mediorientale e proponendo al turista un cocktail fatto di lusso tutto sommato low-cost, centri commerciali (ognuno con la sua attrazione peculiare, dal mega-acquario del <em>Dubai Mall</em> alla pista da sci del <em>Mall of the Emirates</em>, dove la neve artificiale non manca nemmeno quando la temperatura esterna supera i 50°) e una serie infinita di <em>world biggest</em>.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.infoservi.it/img/dubai/dubai2.jpg" alt="Dubai, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata" width="320" height="480" /><p class="wp-caption-text">Dubai Look Up, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>Ma questo è già storia, in una città-stato in cui la parola d’ordine è <em>Visione</em> (quella che spesso manca alle nostre democrazie). Dieci anni fa il predecessore nonché fratello di Sua Altezza <strong>Mohammed bin Rashid Al Maktoum</strong>, Primo Ministro, Vice-Presidente degli Emirati Arabi e sovrano di Dubai (ogni volta viene citato con la lista dei titoli) pose come obiettivo strategico per il 2015 la creazione di un’<em>economia della conoscenza</em>. Se già il regime fiscale di Dubai – insieme alla posizione geografica e a un clima, tutto sommato, di tolleranza – rende l’ambiente decisamente competitivo, con l’assenza di imposte e la possibilità di rimpatriare il 100% di capitali e redditi, le zone franche offrono agli stranieri la possibilità di accedere a infrastrutture e servizi di alta qualità per il<em> business set-up</em> a prezzi agevolati, ma soprattutto li sollevano dall’obbligo di avere uno sponsor locale come socio di maggioranza. A partire dai primi anni del secolo Tecom Investments, facente capo alla governativa Dubai Holding (di cui lo sceicco detiene il 99,7%), ha così investito in settori economici basati sulla conoscenza, affiancando alle “storiche” <em>free zones</em> (per lo più per attività di stoccaggio e distribuzione) nuovi <em>business park</em> tematici a elevato valore aggiunto. Tra queste <strong>Media City</strong>, con oltre <a href="http://www.dubaimediacity.com/directory.php?search=B">1.200 partner del mondo dei media</a>, <strong>Internet City</strong>, una dinamica comunità internazionale che ospita circa <a href="http://www.dubaiinternetcity.com/complete-list-of-partners/">850 aziende leader dell’ICT mondiale</a>, e, ultima in ordine di arrivo, <strong><a href="http://www.dubiotech.ae">Dubiotech</a></strong> (che mi ha ospitato per un mese) nel settore delle biotecnologie, a ribadire la volontà di perseguire obiettivi a lungo termine. Parallelamente, per promuovere lo sviluppo del capitale umano sono stati creati prima <strong><a href="http://www.kv.ae">Knowledge Village</a></strong> e quindi <strong><a href="http://www.diacedu.ae">International Academic City</a></strong> (sì, lo sceicco deve aver chiesto una consulenza alla Marvel per la toponomastica), dove università di tutto il mondo sono invitate a stabilire una propria sede. L’operazione però stenta a decollare, forse perché gli studenti emiratini sono stipendiati dallo Stato fino a dottorato compreso anche quando vogliono studiare all’estero.</p>
<p><span id="more-4791"></span>E la crisi? Il peggio a Dubai si è sentito a fine 2008, quando è scoppiata la bolla immobiliare e più 300.000 persone sono state rimpatriate. Con tipico spirito menefreghista emiratino chi oggi è ancora a Dubai ti dice semplicemente che ora si sta molto meglio: c’è meno traffico, più taxi per tutti e gli affitti si sono dimezzati. Ma i mercati finanziari internazionali hanno nuovamente tremato con il recente rischio <em>default</em> della holding statale Dubai World, cui è venuto in soccorso il governo di Abu Dhabi con un “dono” di 10 miliardi di dollari. I cantieri di mega-progetti come <strong><a href="http://www.theworld.ae/">The World</a></strong>, un arcipelago di 300 isole che disegnano un mappamondo, le due nuove palme – <strong><a href="http://www.palmjebelali.ae/">Palm Jebel Ali</a></strong> e <strong><a href="http://www.pd.ae/">Palm Deira</a></strong> – o il parco dei divertimenti, ovviamente il più grande del mondo, <strong><a href="http://www.dubailand.ae/">Dubailand</a></strong> (qui il suo lancio <a href="http://secretdubai.blogspot.com/2009_11_01_archive.html">descritto in un blog che a Dubai è censurato</a>) adesso sono fermi, ma è probabile che, con passo più cauto, i lavori riprendano a breve, e in ogni caso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_development_projects_in_Dubai">la lista dei progetti in corso</a> fa impallidire <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/In%20Comune/In%20Comune/Strategia%20di%20Sviluppo/Grandi%20Progetti/Expo%202015_Strategie%20di%20sviluppo_Grandi%20Progetti">quella della città che tra cinque anni ospiterà l’expo universale</a>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><img src="http://www.infoservi.it/img/dubai/dubai3.jpg" alt="Dubai, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata" width="570" height="373" /><p class="wp-caption-text">Past and Future, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>In realtà il futuro di Dubai si gioca soprattutto sulle sfide ambientali. La città sorge in un’area desertica e ha lanciato una sfida al suo ecosistema. Non ci sono fiumi o falde acquifere, e non piove quasi mai: a Dubai l’acqua del rubinetto è acqua di mare desalinizzata da impianti che riversano nell’atmosfera enormi quantità di biossido di carbonio (altro <em>world record</em>: l’impronta di carbonio lasciata in media da ogni abitante di Dubai). Vi sono riserve acquifere solo per una settimana, ma ogni giorno il campo da golf intitolato a Tiger Woods viene irrigato da 18 milioni di litri d’acqua. Il trattamento delle acque reflue e lo smaltimento di rifiuti sono altre questioni irrisolte.</p>
<div id="attachment_4826" class="wp-caption alignright" style="width: 580px"><a rel="attachment wp-att-4826" href="http://www.infoservi.it/dubai-grattacieli-e-carri-economia-della-conoscenza-e-sabbia-tanta-sabbia/4791/landscape"><img class="size-medium wp-image-4826" src="http://www.infoservi.it/public/landscape-570x380.jpg" alt="" width="570" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Landscape, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>Forse prima di continuare a stupire il mondo con nuove torri di Babele, Dubai dovrebbe investire in ricerca per cercare di risolvere questi problemi: è ciò che si appresta a fare l’<strong><a href="http://www.eiast.ae/Default.aspx">EIAST</a></strong>, che sta iniziando a collaborare con l’Università degli Studi di Milano proprio su questi temi.</p>
<p>In ogni caso il consenso verso il monarca assoluto è grande a Dubai. I <em>locals</em> (15% della popolazione) sono riconoscenti alla famiglia Al Maktoum per aver saputo portare quella che fino a pochi anni fa era una nazione di commercianti beduini e pescatori di perle con il tenore di vita di un paese africano a un livello economico e sociale pari a quello di molti paesi occidentali &#8211; <a href="http://hdr.undp.org/en/statistics/">vedi le statistiche</a>. Non si è mai dato prima nella storia dell’umanità un simile salto nell’arco di una generazione, ma gli effetti del repentino cambiamento di stile di vita non sono sempre positivi: <strong>Marco Baccanti</strong>, direttore di Dubiotech, racconta per esempio il diffondersi di malattie come il diabete <a href="http://marcobaccanti.nova100.ilsole24ore.com/2009/11/diabete-e-deserto.html">nel suo blog Inside Dubai</a>. Le famiglie locali si sono arricchite investendo in attività di <em>trading</em> e <em>real estate</em> e adesso dispongono di patrimoni tali da permettere investimenti anche a lungo termine: chi avesse una buona idea imprenditoriale indirizzata al mercato del Medio Oriente e la volontà di trasferirsi a Dubai – oltre a ottime capacità relazionali, fondamentali in un paese dove le relazioni personali contano più di ogni altra cosa – non avrebbe difficoltà a trovare qui un finanziatore.</p>
<p>Nonostante l’ambiente cosmopolita e una “modernizzazione” sfrenata sotto molti punti di vista, i <em>locals</em> rimangono legati alle loro tradizioni, che esprimono anche attraverso l’abbigliamento: <em>abaya</em> e minigonne occidentali camminano così fianco a fianco.</p>
<div id="attachment_4824" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><a rel="attachment wp-att-4824" href="http://www.infoservi.it/dubai-grattacieli-e-carri-economia-della-conoscenza-e-sabbia-tanta-sabbia/4791/donna"><img class="size-medium wp-image-4824" src="http://www.infoservi.it/public/donna-570x380.jpg" alt="" width="570" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">Escape, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>Gli <em>expats</em>, la stragrande maggioranza dei quali trascorrono qui pochi anni per poi rientrare nei propri paesi d&#8217;origine, sono circa il 25% della popolazione. Il sistema legale basato sulla legge islamica, certi divieti per il comportamento in luoghi pubblici (<a href="http://www.alarabiya.net/articles/2009/03/14/68405.html">vedi per esempio</a>), l’esplicita discriminazione salariale a seconda del paese di provenienza, il rimpatrio immediato in caso di perdita del lavoro, eccetera, sono compensati da ottimi livelli salariali, servizi a misura di occidentale e alcune deroghe alle regole della religione islamica. Per esempio si può bere alcool nei ristoranti dei grandi hotel o stare in spiaggia in bikini.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><img style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.infoservi.it/img/dubai/dubai4.jpg" alt="Dubai, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata" width="320" height="480" /><p class="wp-caption-text">Mubadala LabCorp, Dubiotech, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
<p>Ultimi nella gerarchia sociale sono gli uomini e le donne dedicati ai lavori più umili, che costituiscono il 60% della popolazione. I <em>workers</em> dei cantieri, cioè coloro che hanno costruito e continuano a costruire Dubai, sono per lo più indiani e pakistani, con stipendi da 250 dollari al mese per 12 e più ore di lavoro quotidiane in condizioni climatiche spesso proibitive. La sera li vedi in fila seduti sul marciapiede, paralizzati dalla stanchezza mentre aspettano gli autobus che li riporteranno nei campi nel deserto, a un’ora dalla città. Fino a pochi anni fa venivano trasportati su carri bestiame ma poi gli <em>expats</em> si lamentarono dicendo che non era un spettacolo molto decoroso, così ora i <em>workers</em> vengono smistati su piccoli autobus di metallo che nel caldo del deserto, senza aria condizionata, sono vere e proprie serre. Il consolato indiano <a href="http://ibnlive.in.com/news/more-indians-committing-suicide-in-dubai/34840-2.html">ha denunciato oltre 1.000 decessi</a> per colpi di calore, per sfinimento o per suicidio tra i propri cittadini a Dubai nel solo 2006, prima che le autorità vietassero ai consolati esteri di occuparsi di questi casi. Di questa sottoclasse straniera fanno parte anche le donne impiegate come <em>housemaid</em>, al servizio di famiglie di <em>expats</em> e <em>locals</em> (che arrivano ad averne anche quattro o cinque). Solitamente queste donne – indiane, cingalesi o filippine – lavorano sette giorni su sette, non ricevono lo stipendio (200 dollari al mese) fino al termine del contratto della durata tipica di due anni, e vivono segregate nelle case dei loro padroni. Questi uomini e donne non possono fuggire perché i datori di lavoro prendono in consegna i loro passaporti. Sono schiavi moderni.</p>
<div id="attachment_4825" class="wp-caption alignright" style="width: 580px"></p>
<div class="mceTemp">
<dl>
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<dt><a rel="attachment wp-att-4827" href="http://www.infoservi.it/dubai-grattacieli-e-carri-economia-della-conoscenza-e-sabbia-tanta-sabbia/4791/in-line"><img class="size-medium wp-image-4827" src="http://www.infoservi.it/public/in-line-570x380.jpg" alt="" width="570" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">End of the Day, by Alessia Fabbri - Riproduzione riservata</p></div>
</dt>
<dd> </dd>
</dl>
</div>
</dt>
</dl>
</div>
<p>Scandalizzarsi è facile. Ma forse dovremmo ammettere che certe forme di schiavismo moderno esistono anche da noi: nelle campagne del Sud, nei cantieri del Nord, o sui marciapiedi delle nostre città.</p>
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		<title>Marco Massarotto, Hagakure: Il Fisco Come Venture Capital dell&#8217;Innovazione</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 09:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Regime fiscale agevolato per le aziende di nuova costituzione, soprattutto se dimostrano di avere un giro d&#8217;affari in crescita e assumono. Quasi senza sconti: basterebbe pagare le tasse dopo aver guadagnato, anziché in anticipo. Ma le idee e la storia di Marco Massarotto e la sua Hagakure sono chiaramente più complete di così: qui sul suo blog, la sintesi nel video sotto. Dopo aggiungo due considerazioni.

1. In ambiente start-up è sempre più frequente l&#8217;uso di aziende estere. Micro-entità legali, principalmente a Londra, la cui costituzione costa un decimo rispetto a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Regime fiscale agevolato per le aziende di nuova costituzione, soprattutto se dimostrano di avere un giro d&#8217;affari in crescita e assumono. Quasi senza sconti: basterebbe pagare le tasse <em>dopo</em> aver guadagnato, anziché in anticipo. Ma le idee e la storia di Marco Massarotto e la sua <a href="http://www.hagakure.it">Hagakure</a> sono chiaramente più complete di così: <strong><a href="http://marcomassarotto.com/2010/03/21/tax-2-0-il-fisco-come-venture-capitalist-dellinnovazione-in-italia/">qui sul suo blog</a></strong>, la sintesi nel video sotto. Dopo aggiungo due considerazioni.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="570" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/P4Se7gxjH9k&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="385" src="http://www.youtube.com/v/P4Se7gxjH9k&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>1.</strong> In ambiente start-up è sempre più frequente l&#8217;uso di aziende estere. Micro-entità legali, principalmente a Londra, la cui costituzione costa un decimo rispetto a fare una S.r.l. nel nostro Paese, e che godono poi di un regime fiscale agevolato molto simile a quanto descritto. I casi saranno ancora pochi, ma non è forse il caso di farci un pensiero?</p>
<p><strong>2.</strong> Marco a un certo punto racconta dei <em>&#8220;Pagamenti a 100 giorni&#8221;</em>, e sappiamo tutti quanto sia normale, da noi, rimandare alle calende greche il pagamento dei fornitori. Il che non costituisce forse un polmone nascosto di debiti finanziari che rischia di venire alla luce all&#8217;improvviso? Io non sono in grado di valutare davvero ma, di nuovo, mi chiedo se non sia l&#8217;ora di affrontare anche questo problema.</p>
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		<title>Gli Italiani Che Hanno Presentato in Silicon Valley e Sono Sopravvissuti</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 18:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel piccolo giro degli startupper diventerà oggetto di culto. E&#8217; la maglietta &#8220;I Presented In Silicon Valley And Survived&#8221; che hanno ricevuto i partecipanti a Mind The Bridge 2010. Erano a Stanford, accidenti, e stando a quel che mi dice Antonio Bonanno di TripShake in chat da laggiù, hanno fatto incontri interessanti e si sono confrontanti con un ambiente di gran livello &#8211; qui il suo resoconto. Entusiasti sembrano anche Marcello Orizi e Daniele Idini di Where Is Now, che lo raccontano qui. L&#8217;iniziativa vincitrice è VRMedia, un sistema di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4289" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="maglietta3s" src="http://www.infoservi.it/public/maglietta3s.jpg" alt="maglietta3s" width="250" height="250" />Nel piccolo giro degli <em>startupper</em> diventerà oggetto di culto. E&#8217; la maglietta <em>&#8220;I Presented In Silicon Valley And Survived&#8221;</em> che hanno ricevuto i partecipanti a <strong><a href="http://www.mindthebridge.org/">Mind The Bridge 2010</a></strong>. Erano a <a href="http://www.stanford.edu/">Stanford</a>, accidenti, e stando a quel che mi dice Antonio Bonanno di <a href="http://www.tripshake.com/">TripShake</a> in chat da laggiù, hanno fatto incontri interessanti e si sono confrontanti con un ambiente di gran livello &#8211; <a href="http://www.digitalnatives.it/1200/mind-the-bridge-2010-stanford/">qui il suo resoconto</a>. Entusiasti sembrano anche Marcello Orizi e Daniele Idini di <a href="http://www.whereisnow.com/">Where Is Now</a>, che lo <a href="http://www.prossimaimpronta.it/un-resoconto-della-finale.html">raccontano qui</a>. L&#8217;iniziativa vincitrice è <strong><a href="http://www.vrmedia.it/">VRMedia</a></strong>, <span>un sistema di realtà aumentata per la manutenzione remota &#8211; qui la <a href="http://mindthebridge.org/VRmedia.html">scheda di sintesi</a>. Qui <a href="http://mindthebridge.blogspot.com/2010/03/vrmedia-is-2009-10-winner.html">il racconto finale</a> di MTB. </span>Sintesi da non mancare, però, <strong><a href="http://www.siliconvalleyitalia.com/2010/03/mind-bridge-2010-e-il-ponte-avanza.html">è quella di Fabrizio Capobianco</a></strong>.</p>
<p>Mentre i ragazzi si preparano per il <a href="http://www.mindthebridge.org/gran_finale_NYC2010.html">Gran Finale di New York</a>, li aspettiamo in Italia per i racconti. Al ritorno ci vorrebbe un incontro <em>startup-to-startup</em> per condividere le esperienze, che anche qui <a href="http://www.njvitto.com/2010/03/pillole-di-startupping-2/">ci si sta preparando</a> e non si sta mica <a href="http://blomming.com">con le mani in mano</a> :)</p>
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		<title>19 Marzo, Innovazione Sociale ed Economia P2P: Save The Date</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dottavi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catania ha aperto gli Stati Generali dell&#8217;Innovazione, un modo per condividere riflessioni e proposte sulla città. Tra le iniziative un Barcamp (qui la pagina su Barcamp.org, qui l&#8217;evento su Facebook) al quale sono invitati anche 15 blogger di tutta Italia. Io ringrazio ma non posso andare, perché avevo già dato la mia adesione all&#8217;evento su Innovazione Sociale ed Economia P2P organizzato da Ricerca Urbana di cui ho già parlato, e di cui vedete locandina sotto. Il nostro è decisamente più bootleg, però speriamo di aprire un confronto interessante. Se sei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Catania ha aperto gli <a href="http://www.statigeneralicatania.it/">Stati Generali dell&#8217;Innovazione</a>, un modo per condividere riflessioni e proposte sulla città. Tra le iniziative un Barcamp (qui <a href="http://barcamp.org/Stati-Generali-Innovazione-Catania">la pagina</a> su Barcamp.org, qui l&#8217;<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=366396230179">evento su Facebook</a>) al quale sono invitati anche 15 blogger di tutta Italia. Io ringrazio ma non posso andare, perché avevo già dato la mia adesione all&#8217;evento su <strong>Innovazione Sociale ed Economia P2P</strong> organizzato da <a href="http://www.ricercaurbanamilano.com/">Ricerca Urbana</a> di cui ho <a href="http://www.infoservi.it/collective-innovation-una-possibile-leva-strategica-per-il-futuro-del-business-delle-pmi-italiane/4046">già parlato</a>, e di cui vedete locandina sotto. Il nostro è decisamente più <em>bootleg</em>, però speriamo di aprire un confronto interessante. Se sei a Milano ti va di venire? Ti aspettiamo, c&#8217;è da discutere.</p>
<p><a href="http://www.ricercaurbanamilano.com/"><img class="aligncenter size-full wp-image-4088" title="innovazione_sociale" src="http://www.infoservi.it/public/innovazione_sociale.jpg" alt="innovazione_sociale" width="450" height="633" /></a></p>
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