Ma l’avevo detto o no che bisognava reinventare tutto, e che l’Ipad poteva esserne l’occasione? Ok, evidentemente non ho saputo dirlo abbastanza bene. Questo video di Penguin Books, invece, va oltre: lo fa vedere.
Archives For Books and History
elea 9003, originally uploaded by Id-Lab.
Il 26 febbraio è stata inaugurata una nuova sala espositiva del Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea, quella dedicata all’ELEA 9003. Sul sito del museo raccontano che
Quando Adriano Olivetti prese in mano le redini dell’azienda, tutti i prodotti Olivetti erano basati su tecnologie meccaniche. Adriano, però, aveva la capacità di guardare avanti e gli era chiaro che la meccanica, prima o poi, avrebbe raggiunto i suoi limiti e che il futuro dell’azienda sarebbe stato nell’elettronica. Ciò lo spinse a collaborare con l’Istituto di Fisica di Pisa per la costruzione di apparati tecnologici, contribuendo alle diverse attività universitarie… Questa decisione si concretizzò nel 1959 con la presentazione dell’Elea 9003, primo computer commerciale a transistor al mondo.
Nel 1959 era pronta la versione definitiva della macchina che venne denominata ELEA 9003. L’acronimo stava per Elaboratore Elettronico Automatico, ma il nome voleva alludere alla famosa scuola filosofica della Magna Grecia. Era un sistema all’avanguardia sotto tutti gli aspetti: la concezione logico-sistemistica, la tecnologia costruttiva e il design; quest’ultimo inventato da Ettore Sottsass”.
Grande incontro tra culture, soft e hard, umanistica e industriale. Altro su Wikipedia. Allestimento della sala, con una parte interattiva basata su Arduino, a cura di Interaction Design Lab.
La vignetta qua di fianco, un pezzo di storia che fa bene il paio con questa, oggi è humor da esperti SEO. Interessante però non solo che risalga al 2002 ma che fosse a corredo di un pezzo, storico anch’esso, che cercava di immaginare come sarebbe stato il 2009. Si era all’inizio dell’Era della Search e la prospettiva era quella del Semantic Web: August 2009: How Google beat Amazon and Ebay to the Semantic Web
Paul Ford, l’autore, la legge però in chiave semiseria: quella della dominazione del web da parte di Google, appunto. Intrigante notare come oggi, nell’era di Facebook, iPhone e Real-Time web, il baricentro si sia spostato decisamente altrove.
Garry Tan, fondatore di Posterous, ha trovato un thread illuminante, con i commenti al primo iPod di nove anni fa:
iPoop… iCry. I was so hoping for something more.
Great just what the world needs, another freaking MP3 player. Go Steve! Where’s the Newton?!
I still can’t believe this! All this hype for something so ridiculous! Who cares about an MP3 player? I want something new! I want them to think differently! Why oh why would they do this?! It’s so wrong! It’s so stupid!
All that hype for an MP3 player? Break-thru digital device? The Reality Distiortion Field™ is starting to warp Steve’s mind if he thinks for one second that this thing is gonna take off.
1. Not revolutionary. Big capacity mp3 players already exist. With Creative Labs’ entrance into the firewire arena, future nomads will have similar specs and better prices.
2. A bad fit. This product is outside Apple’s core competancy – computing devices. When many are calling for a pda, they release an MP3 player.
3. Without a future. This Christmas you will see mp3 players be commoditized. Meaning that the players from Korea will be way less expensive tha iPod. The real money is in DRM and distribution (ala Real Musicnet). If Apple were smart they would be focusing on high gross revenue from services rather than a playback device.
[Raccontato su FriendFeed: per infortunio al polso destro il blog è rallentato. Gli aggiornamenti continuano su Twitter -ad]
Causa quanto sopra mi è capitato di fare un giro in una cantina di famiglia e ritrovare quel che vedete qui sotto. Per i più giovani: no, non è un CD in fibra di carbonio, poteva registrare un massimo di 512KB e sì, è proprio la prima versione di Windows. La 3.0 è del 1990. Ora la curiosità è trovare un drive e installarlo.
PS Fa bene il paio con la Piccola storia dell’informatica per dischetti.

Ho avuto il piacere di ricevere una richiesta di intervista (scritta) da Innovation Café, altra iniziativa Telecom Italia collegata a Next Open Innovation. Consegnata da poco, mi hanno detto che la pubblicheranno a febbraio. Ci tengo però a segnalarla ora (dopo il salto), prima degli annunci Apple attesi per mercoledì 27, giusto per una scommessa con me stesso. Le indiscrezioni parlano di iCloud, un sistema per mettere la propria musica in Rete in modo che sia sempre accessibile, e di un possibile tablet. Nel primo caso buona idea, ci sta lavorando anche una giovane start-up italiana, Audiobox.fm, segnalata da uno dei fondatori, Claudio Poli con cui abbiamo avuto una piacevole chiacchierata in mail – approfondimenti in futuro.
Quel che più o meno tutti si aspettano però è un tablet. Una sorta di super-iPhone da 10 pollici, o qualcosa di simile. Microsoft ha messo la bandiera sul nome Slate poco tempo fa. Insomma la mia scommessa è che Apple un tablet lo presenterà, e cambierà di nuovo le regole del gioco. Io mi immagino un sistema semi-chiuso, come l’iPhone, e l’estensione di iTunes a più contenuti digitali a pagamento, video e libri in primis, per non parlare di possibile interazione wireless con computer o anche le nuove tv recentemente presentate al CES. Io mi immagino che si potranno comprare video, film, podcast, corsi on-line dal tablet, e poi proiettarli in tv. Una macchina da salotto. Un super-telecomando. E guarda caso proprio ciò a cui i produttori di televisori non hanno mai badato. Insomma penso si possa iniziare a reinventare l’esperienza della televisione.
Lo stesso dicasi per i libri. Ci vedo bene la morte del Kindle di Amazon e di tutti gli e-book reader, non perché non siano interessanti ma perché si rivolgono a un pubblico di nicchia e perché storicamente le macchine dedicate hanno sempre perso contro quelle generali (concetto che risale, tutto sommato, a Turing). Il che è coerente anche con le tardive mosse di Amazon di aprire il Kindle agli sviluppatori e, pochi giorni fa, di alzare le royalty per gli editori al 70%. Troppo tardi, imho. Anche perché che noia i libri da leggere. Su un dispositivo così si possono immaginare libri di natura completamente nuova. Per esempio con i video dentro.
Magari mi sbaglio, eh, però di solito funziona così: It’s the software, as always. E i prodotti Apple sono oggi ottimo software incastonato dentro ottimo hardware. Chiuso, certo. Ma chi l’ha detto che Internet e i contenuti devono essere gratis?
Segue l’intervista sul più generale tema dell’innovazione, anche italiana, con pillola video finale.
Mancano 2009 e, soprattutto, 2010. Io mi chiedo se i libri andranno davvero su un dispositivo specializzato come il Kindle o non piuttosto sui nuovi tablet. D’altronde su iTunes Store c’è già una montagna di titoli – e non parlo solo degli audiobook, ma delle applicazioni che impacchettano testi. Non ci vuole molto a impacchettare un libro e venderlo in quel modo. Sono curioso di quel che succederà quest’anno, per i libri.
Via Vincos su Friendfeed
Ultimi post del 2009, dedicati alle letture che si possono fare in questi giorni. Un titolo da non perdere assolutamente è X, di Cory Doctorow (Little brother nel titolo originale). Ragiona su quale sia il confine tra diritto alla privacy e sicurezza in uno scenario che comprende terrorismo, hacking, controllo dei cittadini, servizi segreti deviati e un manipolo di ragazzini diciassettenni molto, molto bravi a usare la tecnologia. Così la scheda sul sito dell’editore italiano:
Marcus, noto sul web come “w1n5t0n”, conosce tutti i segreti della Rete ed è in grado di neutralizzare qualsiasi dispositivo di sorveglianza. E mentre i compagni rimangono a scuola, Marcus e i suoi amici Darryl, Vanessa e Jolu si divertono per le strade della città. All’improvviso una terribile esplosione: il più efferato attacco terroristico della storia distrugge il centro di San Francisco, e i quattro, al posto sbagliato nel momento sbagliato, vengono arrestati perché ritenuti coinvolti nella strage. Chiusi in carcere senza alcun processo e torturati perché confessino, i ragazzi sperimentano sulla loro pelle la violenza e la crudeltà della polizia. Grazie a una console modificata per accedere ai sistemi informatici del governo, w1n5t0n darà vita a una comunità di ribelli non violenti, intenzionati a combattere e arginare lo strapotere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Perché, per chi odia la guerra e la violenza, la tecnologia e l’informatica sono le uniche armi possibili.
Sotto trovate i primi capitoli. Il blog Innovation Leadership Network di Tim Kastelle, John Steen and Mark Dodgson (tre docenti della School of Business, University of Queensland, che si occupano di management dei processi di innovazione) suggeriscono altri Dieci libri gratuiti per innovatori (in PDF). Ottima selezione. Tra quelli suggeriti io ho già scaricato prima e comprato poi (su Amazon.co.uk) la nuova fiction di Doctorow: Makers. Cory l’ho incontrato qualche mese fa e devo ancora “sbobinare” i 40 minuti di intervista completa. Qui una sintesi.
Tempo di feste, tempo di videogame. La sempre mitica Clementine di Reflection pubblica una imperdibile timeline che ripropongo qui sotto.
Nel video sotto Tim Brown, CEO di Ideo, una delle più famose design firm del mondo, parla del suo libro: Change By Design. In questa pagina si possono vedere i vari capitoli del video, se si vuole saltare qualcosa.
Qualche tempo fa sono stato contattato su LinkedIn dalla Vice-President Talent Development per l’Europa di una importante agenzia internazionale di Relazioni Pubbliche per la posizione di Deputy Managing Director dell’ufficio di Milano. Curioso, perché io non sono un “PR”, anche se si lavora spesso allo stesso tavolo (dove però io sto dall’altro lato, quello dei contenuti). Proprio per questa perplessità ho chiesto perché avesse chiamato me, e mi ha positivamente colpito la chiarezza di visione della persona. Durante una telefonata ha fatto affermazioni molto interessanti e acute su come sta cambiando il mondo della comunicazione, su quanto siano oggi cruciali gli ambienti digitali, eccetera. Intrigante: le nuove leve del management stanno portando innovazione nelle organizzazioni, mi sono detto.
Poi però, dopo aver parlato con il General Manager totale globale, mi ha scritto che “We will pursuit, at this point, looking for candidates with a deep knowledge of the PR world rather than the digital / online communication environment”. Non un problema per me, tanto non è il mio lavoro, ma la vicenda mi ha fatto sorridere ripensando al Paradosso del Comma 22:
Articolo 12, Comma 1: “L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia”
Articolo 12, Comma 22: “Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo”
Sembra buona metafora per l’innovazione, delle organizzazioni e non solo. Se devi innovare non puoi cercare all’interno, perché l’innovazione avviene sempre altrove. Ma per cercare altrove devi avere qualcuno all’interno che capisca di innovazione. Insomma: non c’è verso che funzioni :)
PS Comma 22, romanzo sulle “stranezze” della logica militare era introvabile da anni, ma Bompiani l’ha ristampato.
Qualche tempo fa è stato ritrovato, digitalizzato e pubblicato il nastro di una lunga lezione di Marshall McLuhan, probabilmente di metà anni ’70. Un’impressione sentirne la voce. E fantastico come lui parli sempre di Technology, alfabeto compreso. Ma intrigante anche scoprire che era dotato di sense of humor:
“Mom I don’t want to go to school today. Give me two reasons I should go”. “Well the first reason is that you are 43 years old. The second is that you are the principal”.
In realtà subito dopo racconta una barzelletta russa, con relativo spiazzamento di valori, semantiche, interpretazioni. Chiaramente una scusa per ragionare sul linguaggio, che è poi il fulcro centrale del pensiero di McLuhan. Espresso sempre con la sua peculiare capacità di mettere insieme metafore molto lontane con osservazioni pratiche, tecniche, come quelle relative alla biologia del cervello di cui parla poco dopo questa affermazione:
Most of the media today are electronic. And at the speed of light, or at electric speed, they tend to create mythic forms in all our institutions. At very high speed, ordinary events tends to acquire a mythic dimension. Because myths are results of the compression of a long process of development reduced, at a very short form.
E cos’è questo effetto se non la riduzione progressiva del contenuto attraverso cui i media sono passati tra la fine del ’900 e oggi? Non è forse proprio ciò che è successo negli ultimi quarant’anni a televisione e stampa? Potenza delle metafore di McLuhan: dopo tanto tempo siamo ancora in grado di trovare illuminazioni sulla nostra attualità nelle sue parole, che allora sembrava oscure. Quando si dice “visionario”.
Marshall McLuhan. A lesson from the past
Da Star Larvae, via Weinberger.












