Articles in the Books and History Category
Books and History, Music »
[Questo post era programmato]
Da Wikipedia: “Robert Moog è stato un pioniere della musica elettronica… Fu l’inventore di uno dei primi sintetizzatori musicali a tastiera… Questo strumento diede sonorità nuove e permise di tracciare una parte innovativa nella storia della musica rock… Robert Moog è morto il 21 agosto 2005. Nel 2009 esce Switched on Bob, progetto musicale con 20 artisti da tutto il mondo che omaggia Robert Moog, quale inventore e padre dei moderni sintetizzatori elettronici. Il progetto è coordinato dagli italiani Maurizio Mansueti e Luca Cirillo“. Un saluto, Robert.

Books and History, YouTube, Cinema, TV »
In effetti è stato quello qui sotto, e non questo, il mio primo computer. Lo ZX Spectrum. Girava sul processore Zilog Z80, progettato da Federico Faggin. Riuscire a fargli caricare da cassetta lo Hobbit era già impresa ardua. Molto british.
Curiosità: Clive Sinclair sembra avere i tratti dell’inventore strano, quello col cappello con l’elica. Ancora oggi gira con un regolo in tasca. Ma tra le sue idee significative va annoverata anche la mini-tv. Nel 1966.
Books and History, Citizen (and) Journalism »
Stagione importante, la prossima, per il Publishing. C’è la solita convergenza di forze – economica, tecnologica, sociale – che preannuncia l’arrivo dell’onda. Anche da noi.
Recente il lancio di BookRepublic, “Servizio di distribuzione online per i libri digitali rivolto principalmente agli editori indipendenti e libreria online”, iniziativa di Marco Ferrario (intervista) e Marco Ghezzi, con Giuseppe Granieri quale direttore editoriale e Matteo Brambilla chief editor. E’ un online store che aggrega un gran numero di editori italiani (vedi), quindi in chiara alternativa a Apple iTunes – iBooks. Non altrettanto lucida, ma pur sempre positiva, sembra la proposta di Ebook.it, di ambito romano, che ha recentemente organizzato un incontro sul tema dell’IVA che per i libri cartacei è al 4% mentre per gli ebook, parificati al software, al 20.
Gli stessi fondatori di BookRepublic hanno poi creato anche una piccola casa editrice, 40k, che si aggiunge alla pioneristica Simplicissimus e alle collane di Apogeo. E molte altre. Per esempio, Noa Carpignano mi contatta via blog per segnalare la sua BBN, “Prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali”, e la tre giorni che sta organizzando per il prossimo settembre: Ebook.Fest. Be’, complimenti.
Insomma il primo passo è stato interpretare i nuovi sistemi di pagamento, senza i quali non si muove foglia. Dichiarazione netta del director of operations di una importante casa editrice italiana, che ho incontrato proprio al lancio di BookRepublic: “Il giro del web gratuito l’abbiamo fatto. Il prossimo giro sarà a pagamento. Deve essere redditizio”. Sacrosanto.
Nel frattempo si reinventa la tecnologia. Riflessione appuntita di De Biase in questo post, che termina affermando “I libri resteranno prodotti. I giornali tenderanno a diventare servizi”. E’ proprio così: vedi per esempio gli aggregatori di blog come Liquida, giusto per citare un italiano (a proposito: che fine ha fatto BlogNation?). I blog negli anni scorsi si sono affermati come nuove fonti ma puntuali, atomiche. Il giornale generalista è diventato un aggregatore. E sempre De Biase segnala il passo avanti fatto dal New York Times che, dice, “Proporrà in licenza le sue applicazioni ad altri editori su un vero negozio online”. Per ora il NYT ha aperto la sua Developer Network, offrendo accesso ai suoi dati tramite interfacce di programmazione – le API. Qui il blog, che non a caso si chiama Open. Interessantissimo. Per chi ama le letture tecniche, questo post dà un’idea di alcune possibilità, recuperando i dati di geo-localizzazione associati agli articoli.
Quindi non è solo il giornale che va ripensato, ma anche i suoi contenuti. Questo stesso articolo è un oggetto stupido, fatto di tante parole buttate in un campo testo, senza differenziazione. Wordpress, la piattaforma che uso, si dichiara “semantica” solo perché usa le tag. Ridicolo. De Biase un po’ di tempo fa affermava che i giornali siano applicazioni. Esatto. Anzi, prima di tutto i giornali sono database, o dovrebbero esserlo, e in formati ben definiti – vedi per esempio.
Se riusciamo a strutturare informazione e conoscenza, riusciremo poi a estrarla creando nuovo significato. Da lì in poi sì che svilupperemo applicazioni. Dove il differenziale diventerà però l’esperienza. I nuovi device come l’iPad ci hanno fatto finalmente… toccare con mano, scusate la battuta, le potenzialità. D’ora in poi è tutto da costruire. Di nuovo.
Vedi anche: visual Data.
Books and History »
L’altro giorno si parlava di Nicholas Negroponte e delle “previsioni” di 30 anni fa. “Non erano previsioni”, affermava. E, in effetti, non erano neanche trent’anni – anche se poco ci manca. Molto del futuro che stiamo vivendo era scritto in Media Lab, Inventing the future at MIT di Stewart Brand, pubblicato in Italia da Baskerville nel 1993 col titolo di Media Lab, Il futuro della comunicazione. Nell’intro a questa edizione Negroponte inizia così:
Il libro che state per leggere è stato scritto nel 1987. E’ la storia di un gruppo di persone le cui idee non rispondevano ai canoni del pensiero industriale o accademico degli ultimi anni settanta. Ci sentivamo frustrati per il palese disinteresse verso il futuro dei computer e verso le possibilità che offrivano di un utilizzo accessibile e facile in molti settori della vita quotidiana. Ci appassionava la visione di una convergenza tr la televisione, la stampa e i computer. Credevamo fermamente che sarebbero state le applicazioni pratiche, e non già i fondamenti delle scienze della materia o la matematica, a determinare il futuro dell’innovazione nel campo dei computer. Eravamo inventori.
Concluderà poi l’introduzione immaginando un brillante futuro per l’Italia in ambito editoria multimediale e design delle interfacce. E’ andata diversamente ma vabe’, non importa. Significativa, invece, la figura dell’autore, Stewart Brand.
Stranamente poco noto, è stato editor del Whole Earth Catalog (“Steve Jobs has described the Catalog as the conceptual forerunner of the World Wide Web, stating that it was “sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along”, dice Wikipedia) e founder di The WELL, forse la prima vera comunità online. Ne avevo parlato qui.
Io continuo a pensare che queste cose faccia bene saperle, perché aiuta sia a vedere meglio sia a fare di più. Brand, infatti, continua, e 40 anni dopo il Catalog ha pubblicato un altro “libro-manifesto”, sull’ambientalismo. Su SEED una sua intervista a riguardo. Su Edge un testo più complesso con un suo contributo video. Che simpatico nonnetto, non trovate?
Books and History, Digital Cultures »
Il buon Roberto Bonzio, col suo ottimo Italiani di Frontiera, ne sta parlando in queste ore: “Dobbiamo tutto agli hippie”. Eh già. E’ stato il post numero due di Infoservi, quello su Hippie.com, libro di Enrico Beltramini. Ma comunque sì, è storia nota che tecnologia e Internet sono nate dalle controculture, spesso psichedeliche. Basta vedere come si vestiva Howard Rheingold da giovane. Come si usa dire: “Da Berkeley sono uscite due cose importanti: Unix e l’LSD. E non è detto che siano scollegate”. Ah!
E BoingBoing, in LSD and the birth of the PC, cita un altro libro sul tema, di John Markoff: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry. Buone letture per il fine settimana.
Books and History, YouTube, Cinema, TV »
Affascinante. Anche la TV ha subito i contrasti che sempre capitano alle nuove tecnologie: nel 1936, il capo della 20th Century Fox Darryl F. Zanuck, considerando la TV concorrente del cinema, disse che “People will soon get tired of staring at a plywood box every night”. Quasi. Be’, non ancora, almeno.
(SterlingSatellites via Shareaware)
Books and History »
Leggenda narra che Steve Jobs fosse in visita allo Xerox PARC e abbia visto una cosa tipo così. Dopodiché è iniziato tutto.
(*)
(*) Aggiornamento: In questa pagina di Wikipedia trovate definizione e ricostruzione storica della locuzione Graphical User Interface. Che in italiano si traduce, appunto, “Interfaccia Grafica”.
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E una testimonianza storica affascinante, aggiungo:
Pictorial Webster’s: Inspiration to Completion from John Carrera on Vimeo.
(via Neatorama)
Books and History, Startup Italy »
Anche qui, ovviamente, si saluta la giornata di Ada Lovelace, to celebrate the achievements of women in technology and science. I link nel post dell’anno scorso.
Le mie nomination italiane per quest’anno sono quasi ovvie: Paola Bonomo (blog, Twitter), da eBay all’online del Sole24Ore, e Roberta Profeta (su Twitter) per il lavoro fatto sulla Startup Initiative di Intesa Sanpaolo. I luoghi linkati non sono gli unici in cui Paola e Roberta hanno una presenza online, e anche la loro disponibilità a condividere le esperienze, oltre alle attività professionali, credo sia un ottimo esempio.
PS Mentre scrivo Paola aggiorna i suoi follower su Twitter dicendo che ha vinto le categorie Rising Star & “Best of the Best” dei LinkedIn European Business Award. Super-congratulazioni a lei (e un po’ di orgoglio anche qua, che come molti si è sostenuta e spinta la candidatura :).





















