Articles in the Books and History Category
Books and History, Data and Analysis, Experience and Interface »
Stamattina a The Hub Milano per un appuntamento della serie Creative Mornings. Il tema questa volta è information design e l’incontro è con Francesco Franchi, che avevamo già incontrato per la newspaper map e che oggi è il chief designer di IL, magazine del Sole 24 Ore. Francesco sta raccontando come il cambiamento in redazione abbia riguardato non tanto la grafica quanto processi e organizzazione, struttura del giornale e modo di raccontare. Per arrivare a reinventare tutta la linea editoriale del magazine, da un generico lifestyle a una nuova focalizzazione: “L’attualità è il nuovo lifestyle”. Mi ricorda il contributo di Jacek Utko al TED di qualche anno fa: ridisegnare vuol dire ripensare. E, sia per i magazine di cui si è occupato Utko sia per Franchi e IL, il risultato è un aumento delle vendite.
Sotto-trend di questa analisi possono essere il data journalism e le infografiche - qui ci si è passati spesso. E tu guarda cosa pubblica il blog di Google Analytics: un’infografica, quella sopra, che ha la bellezza di 140 anni. E le altre sulla pagina Wikipedia di Charles Joseph Minard non sono da meno – per esempio, vedi oltre la “Carte figurative et approximative des quantités de viandes de boucherie envoyées sur pied par les départements et consommateurs à Paris”. Accidenti, è una rappresentazione grafica dei consumi di carne nella Francia del 1858! Continua a leggere »
Books and History, Marketing and Media »

Quei fantastici matti degli Evil Mad Scientist hanno ritrovato un numero di Popular Electronics del ’76 e ne hanno scannerizzato alcune parti, tra cui bellissime pubblicità vintage. Continua a leggere »
Art and Creativity, Books and History »
“Cybernetic Serendipity was an exhibition of computer art shown at the Institute of Contemporary Arts, London, in 1968, and then touring the United States”, racconta Wikipedia. “One part of the exhibition was concerned with algorithms and devices for generating music. Some exhibits were pamphlets describing the algorithms, whilst others showed musical notation produced by computers. Devices made musical effects and played tapes of sounds made by computers”. Qui sotto, l’immagine del catalogo, inviatami da Dario Banfi. Non è meraviglioso? Una mostra così andrei a vederla ancora oggi.

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“Libreria e archivio di letture, social network per incontrare amici-lettori, commentare le loro recensioni e seguire gli aggiornamenti, spunto per conoscere nuovi libri e autori” dice il comunicato di presentazione di Zazie, nuova iniziativa della vulcanica BookRepublic. E’ un social network che va a zinzigare, giusto per giocare con le allitterazioni, il già noto Anobii.

Più tradizionale ma interessante nell’approccio sembra essere Satisfiction, iniziativa di Feltrinelli in lancio domani. E’ una più tradizionale destinazione per recensioni ma, affermano, “Proponiamo la prima recensione “interattiva”. Funziona cosí: se la critica di Satisfiction ti convince a comprare il libro, ma dopo averlo letto ritieni che l’entusiasmo abbia deluso le tue aspettative, invia una mail a redazione@satisfiction.me che spieghi perché il libro segnalato non era veramente “imperdibile e assolutamente da leggere”: Satisfiction ti rimborserà il prezzo di copertina”. Dopo il salto, in anteprima, l’homepage completa della versione iPad del sito. Continua a leggere »
Books and History »
This is for my friends Luca Galli and Ivan Montis, with whom I share an old passion for philosophy (and, among other things, this blog too, being they the original co-founders team).

“Big ideas simply explained”: what better mean than diagrams to do this? Continua a leggere »
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Cronistorie, cronologie. Trovo sempre utile fissare le date, specie in momenti di passaggio come questo, in cui Steve Jobs lascia la carica di CEO di Apple – su Twitter ne parlano tutti.
Questo bell’articolo di ExtremeTech riassume i punti salienti della storia dei linguaggi di programmazione, aggiungendo la lunghissima infografica che allego sotto. Continua a leggere »
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Lo scorso 6 agosto, l’hanno detto in molti, è stato il ventennale della nascita del Web. Il 6 agosto alle 4:37 del pomeriggio, per la precisione. Sono questi giorno e ora in cui Tim Berners-Lee ha postato il suo messaggio sul newsgroup Alt.hypertext, subject: WorldWideWeb: Summary.
Non è affascinante? E’ ancora online. Così come è ancora online la prima pagina web della storia: The World Wide Web project.
Aggiungo qua sotto una piccola gallery di web page storiche, estratta da una delle mie lezioni sulla storia della Rete, la tecnologia, l’universo e tutto quanto.
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Ci sono tanti inventori e industriali che hanno partecipato alla nascita del Personal Computer. Ma quello che ha fatto veramente partire l’industria è questo:

Era l’agosto del 1981, ricorda Business Insider, che pubblica anche il video della pubblicità della versione successiva, l’AT, con un imitatore di Charlie Chaplin. Ripensandoci, la cosa divertente è che non è stato davvero fatto da IBM. La grande corporation non era interessata al business nascente dei pc, e così ha creato un gruppo distaccato in una sede secondaria, a Boca Raton, Florida, dando in mano a Don Estridge poche persone e poche risorse. Estridge ha così scelto di creare una piattaforma che oggi diremmo “aperta”, basata su standard accessibili a diversi fornitori, sia per l’hardware sia per il software. E così, un anno dopo il lancio,
“The PC, as usual, dominated the press clippings, a fact that has been driving IBM’s senior management nuts. The PC accounted for roughly 0 percent of IBM’s revenue and profits, yet it had struck such a chord with the public that that’s all the press wanted to cover. Here IBM made these enormously profitable mainframes that were on the cutting edge of technology, yet all anybody wanted to write about was a toy machine. And there was Don Estridge’s face plastered all over the clips, as though this midlevel manager was the most important at IBM…”
Ripensandoci, è davvero una storia da startup e disruptive innovation. E Don Estridge, morto non molto tempo dopo in un misterioso incidente aereo, merita di essere annoverato tra i grandi padri fondatori di quest’industria.
PS La citazione è tratta da Big Blues, un vecchio libro sulla storia di IBM e il suo sfascio degli anni ’90.
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Be’ grande era grande. Bella collection fotografica su Technology Review a tema “100 anni di IBM” (130, per la precisione).




