Archives For Best Content

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E’ da parecchio tempo che mi interrogo su come riprendere a scrivere. Anche se, ovviamente, la domanda principale è perché. Fatto sta che in questi mesi mi è capitato di incontrare diverse piattaforme che, in un modo o nell’altro, pretendono tutte di “Reinventare il Publishing”, o giù di lì. Come se il tool facesse la differenza. O meglio: certo, il contesto influenza il contenuto. E il canale distributivo altrettanto. Ovvio, viviamo nell’Era di Mc Luhan. Va da sé che i contenuti devono essere progettati per i loro ambienti naturali.

Ma insomma se anche non ci è chiaro cosa scrivere, ecco qualche esperimento che tenta di dare nuovi stimoli e capire dove si è andato a nascondere il valore.  Continue Reading…

2014-Volkswagen-Microbus

Parrebbe stia uscendo una nuova versione del furgoncino Volkswagen. Il dettaglio importante è il surf sul tetto, ovviamente: Continue Reading…

Indiana Jones Lego Spoof

Vesa Lehtimäki, noto anche come Avanaut su Flickr, progetta scene LEGO da molti anni. Ha ricreato mondi da Star Wars, Il Signore degli Anelli o ambientazioni anni ’30 stile Indiana Jones.

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Credeteci o no, è una ricerca che faccio tutti gli anni per il corso NABA Media Design. Dovendo parlare di Media Partecipativi, è necessario studiare gli eventi di diffusione spontanea in Rete. Meno male che c’è una ricchissima pagina di Wikipedia con la raccolta dei più interessanti Fenomeni Internet Di Tutti I Tempi (e di ogni settore). I miei preferiti sono ovviamente… Continue Reading…

Pochi oggetti sono geek quanto i Lego, si sa. E l’uso dei personaggi in ambientazioni varie, o la ricostruzione in Lego di situazioni famose, è una delle subculture che gira in Rete.

Che questa abitudine avesse incontrato quella dello spoof dei film famosi, però, mi era scappata – voglio dire, interi. Su YouTube c’è praticamente tutto Matrix, rifatto.

Qui sotto il video di una scena memorabile: Lego Matrix. After around 440 hours of work, and just in time for the 10th anniversary of the original movie release, we are pleased to present to you our Lego version of the famous Bullet Time dodge scene from The Matrix”.

Qui la search per altri video. Mashable ha raccolto i “Lego tribute” a ben 10 film.

Omg erano anni che non capitava qualcosa di così bello e divertente su YouTube… Improvvisazione al piano su ChatRoulette. 3,6 milioni di views, 160.000 iscrizioni al canale e 19.000 commenti in una settimana. Thx Merton!

PS La ricerca per “chat roulette” su YouTube dà circa 1.800 risultati.

Geeks Are Cool Now

dottavi —  10 March 2010 — Leave a comment

Spettacolo!

Via Gianluca Dettori.

Il 14 febbraio, si sa, è una data memorabile. No, non per San Valentino, ma perché è il compleanno di YouTube – quest’anno, il quinto. Lo raccontano in questo post: YouTube & the Online Video Revolution. Io credo che pochi altri servizi on-line abbiano avuto un impatto così importante sui nostri costumi, anche se negli ultimi tempi il contenuto generato dagli utenti è stato di nuovo oscurato da quello proveniente dal mainstream, oltre che da Facebook – e anche questo credo meriti una riflessione su come lo sharing possa essere attività limitante, se non c’è anche una produzione in prima persona.

Nelle righe che seguono riprendo un vecchio post che voleva tener traccia delle classifiche dei video più visti su YT nel corso degli anni, argomento che mi serve anche per le lezioni in NABA. Nel frattempo, dal blog di YT, I video più visti nel 2009 e I “Memorable videos” del 2008 (ingl). Il più importante di sempre, comunque, ritengo che sia Pork and Beans dei Weezer che ora si trova a questo link e che embeddo sotto – sperando che duri. Un incredibile remix: hanno creato un video musicale usando le “hit” di YouTube. Meta YouTube?

Qui il video, dopo il salto altre classifiche degli anni precedenti.

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Trovo da Massimo Menichinelli che spiega bene il Remix Manifesto e non posso non linkare: Open Source Cinema. Studenti di media, aspiranti producer, fatevi avanti.

opensourcecinema

Sono stato invitato da Adobe, per la promozione della loro Creative Suite, all’anteprima di Avatar, ultimo filmone di James Cameron – Titanic, Terminator, Abyss e molti altri. La trama (nel sito ufficiale linkato sopra è presente il trailer) è un polpettone con un minimo di interessante diversità dalle solite storie, e cioè il fatto che gli umani sono proprio i cattivi, senza mezzi termini. Questo, e altro, ha sollevato un po’ di commenti sullo spirito ecologista del film. Tra questi da segnalare la stroncatura di Radio Vaticana, che però presenta una distorsione: più che “divinità da adorare”, infatti, la natura tratteggiata da Cameron è legata da vere e proprie connessioni di tipo neuronale, come cerca di spiegare nel film la ricercatrice interpretata da Sigourney Weaver. Il che quindi apre a diverse intepretazioni, ma quella “panteistica” sembra proprio inadeguata.

Tralasciando la politica, Avatar per noi è interessante per le tecniche di produzione. In primis il Performance Capture – se ne legge qualcosa sulla pagina di Avatar su Wikipedia, e Cameron ne racconta in questa intervista per Discovery Channel. Da una parte si creano personaggi di sintesi. Dall’altra si mettono sensori sul corpo dell’attore. La recitazione di questo, poi, comanderà le azioni del primo. Tecnica già sperimentata in altri film, a questa Cameron aggiunge una micro-telecamera rivolta verso il viso dell’attore, in grado così di riconoscerne e digitalizzarne ogni espressione. Si vede in questa immagine qui sotto (catturata, giuro, prima di scoprire che ce n’è un’altra uguale nella pagina di Wikipedia :)

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Una delle novità importanti è proprio questa: che non è vero che i personaggi di sintesi con cui è fatto il film non siano emozionanti. Al contrario: le espressioni di dolore del Popolo Blu (i Na’vi) di fronte alla tragedia dell’Alberocasa sono forse le più convincenti che sia capitato di vedere da parecchio tempo, meglio di molte recitazioni “umane”.

Ma Cameron aggiunge un’altra tecnologia interessante: usa infatti un Performance Capture Stage chiamato Volume. Ne parla dettagliatamente Popular Mechanics. Come vedete, la scena è grigia, e non verde come si usa nei sistemi di Motion Capture per sovrapporre recitazioni umane a scenari ripresi. Questo perché l’ambiente viene creato in tempo reale (a bassa definizione) tramite sintesi. E il regista può vedere immediatamente il risultato, così:

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Inoltre, grazie al gran numero di telecamere con cui vengono fatte le riprese, può rivedere subito le scene da diversi punti di vista e scegliere cosa mandare in post-produzione per la resa ad alta definizione. Di questo (e molto altro) si è occupata Weta Digital, azienda australiana, di cui è interessante vedere la pagina di offerte di lavoro: già solo le job description sono pura poesia. Comunque. Meglio vedere direttamente come funziona, nel video qui sotto:

Insomma: aveva ragione Fabio Mattia, laureando NABA che collabora con queste pagine, titolando un suo pezzo sulla tecnica del Machinima Il Cinema Alla Portata di Tutti. Ora noi possiamo lavorare su ambienti virtuali molto rozzi, ed è più o meno impensabile potersi permettere un kit da performance capture, figuriamoci lo stage – non per niente Avatar è costato 400 milioni. Però ha richiesto anni di sviluppo codice, quindi oggi quelle stesse tecnologie sono già il doppio performanti e costano la metà. Esempio: L’affondamento in Titanic ha usato due terabyte di storage. Avatar, invece, un petabyte (=1.000 tera). Però oggi due tera li compri al supermercato. E i sistemi di performance capture sono basati su componenti non certo da fantascienza – la Realtà Virtuale, tutto sommato, ha ormai più di trent’anni.

Mercoledì 7 Gennaio 2009. Ricevo una mail su LinkedIn:

nico_callCiao Alberto,
non ci conosciamo, ho trovato il tuo CV partendo dal sito di First Generation (gran bella iniziativa). Vedendo il tuo profilo professionale, ho pensato di chiederti – in forma confidenziale – se ti può interessare partecipare in qualche modo a un mio progetto imprenditoriale nel campo dell’arte su web a livello internazionale. Le parole chiave sono: arte & artigianato, web 2.0, social network ed e-commerce.

Faccio un giro per capire chi è Nicola Junior Vitto. Non c’è molto (non aveva ancora il blog), ma quello che c’è sembra interessante. Rispondo dicendo “Be’, a dire il vero anche io ho un’idea tra arte e Web 2.0…” e gli lascio il mio numero di cellulare. La domenica successiva Nicola mi chiama, e parliamo – boh – un paio d’ore? Cominciano gli scambi di mail finché lui non capita a Milano e, già che si deve parlare di start-up, lo porto al roof bar della Rinascente (foto by NessunDove).

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Gli scambi da occasionali diventano settimanali, poi bi-settimanali. Lui aveva già fatto un lavoro di pianificazione straordinario. Lo prendiamo e lo smontiamo pezzo per pezzo, come fosse un motorino. Puliamo gli ingranaggi, lo rimontiamo e ci accorgiamo che non può funzionare. Allora lo smontiamo di nuovo e, io al telefono per strada, lui preso tra mille casini per lasciare il lavoro e sposarsi, all’improvviso troviamo la quadra. Rimontiamo l’idea. Funziona. Partiamo. Nasce Blomming: “Publish. Share. Sell”. I dettagli nella pagina di About.

blomming_logoOra siamo in alpha chiusa, dobbiamo finire il prototipo. Contiamo di andare in beta privata, per gli amici che vorranno provarlo in anteprima e darci una mano a sistemare le cose, per gennaio o febbraio. Però abbastanza per capire che il meccanismo funziona. Abbiamo nel frattempo fatto anche quello che chiamo un “carotaggio”, cioè un test per capire se davvero esistono le community a cui ci vogliamo rivolgere. Accidenti se esistono. La prima è quella di “chi fa cose”, e abbiamo raccolto testimonianze fantastiche in un blog-magazine che abbiamo chiamato LikePicasso. La grafica è ancora da sistemare ma date un’occhiata ai contenuti: esce una creatività tutta nuova, italiana e non solo. C’è anche qualche idea per un regalo dell’ultimo minuto :)

La vision complessiva è un po’ lunga e merita un post a parte. Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla Rete – le Frontiere dell’Economia, per citare la nostra prima e recente uscita pubblica (in occasione del Social Kick-off di Frontiers ho appunto proposto questo tema). E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori… makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods.

C’è tanto lavoro da fare e tanto da raccontare. Ma lo faremo dopo le feste. Ancora auguri a tutti! :)

Il Remix di Luca Bizzarri

dottavi —  9 November 2009 — 4 Comments

Luca Bizzarri, comico televisivo noto anche per la sua conduzione de Le Iene con Paolo Kessisoglu ma famoso soprattutto perché genovese, sta sparigliando su FriendFeed con Cartello Bizzarro. Qualche centinaio di friendfeeder si sta divertendo a rielaborare una sua foto. Qua sotto alcune testimonianze direi mirabili. Roba da prime time, e invece è “solo” un remix.

Cartellobizzarro

Qui la pagina di Luca su Wikipedia.