Archives For Art and Creativity

Devo ammettere che la prima volta che me ne ha parlato sono rimasto un po’ interdetto. Era la fine di una lezione del primo o secondo anno, dopotutto. Ma dopo averla conosciuta ho capito che da Lauren ti puoi aspettare questo e altro. Ora alla UCLA, è nata in Sud Africa e cresciuta in Australia ed Europa, un paio di anni fa si è diplomata in NABA Media Design e Arti Multimediali col lavoro di cui vedete il video qua sotto, dal titolo Nonxratedsex. Che è, in realtà, una interpretazione artistica dell’idea originale, cioè una applicazione web in cui condividere il fatto di aver appena fatto l’amore, e il luogo.

Parte di una riflessione più ampia sulla Pornificazione della Società (cito a memoria dalla tesi di Lauren, a cui rinnovo l’invito a una miglior documentazione online del suo lavoro) l’applicazione di Lauren non ha mai visto la luce, nonostante tentativi e incontri. Poche settimane dopo, però, dalla Polonia è arrivata I Just Made Love. E Mashable ne ha scritto un post.

Insomma complimenti a Lauren per l’idea – non capita tutti i giorni di tirar fuori qualcosa che sarebbe potuto andare su Mashable – e per la bella realizzazione. Però è chiaro che dobbiamo di fare di più e meglio per accendere il circuito tra ricerca artistica e sviluppo applicativo.

Pochi oggetti sono geek quanto i Lego, si sa. E l’uso dei personaggi in ambientazioni varie, o la ricostruzione in Lego di situazioni famose, è una delle subculture che gira in Rete.

Che questa abitudine avesse incontrato quella dello spoof dei film famosi, però, mi era scappata – voglio dire, interi. Su YouTube c’è praticamente tutto Matrix, rifatto.

Qui sotto il video di una scena memorabile: Lego Matrix. After around 440 hours of work, and just in time for the 10th anniversary of the original movie release, we are pleased to present to you our Lego version of the famous Bullet Time dodge scene from The Matrix”.

Qui la search per altri video. Mashable ha raccolto i “Lego tribute” a ben 10 film.

Arte, poesia, fotografia, etnografia urbana, sociologia. Oppure semplice voglia di aprirsi, guardare, conoscere gli altri. Di smontare, superare barriere. In ogni caso, uno dei più bei blog visti negli ultimi tempi: “Vous vous demandez qui est cet inconnu assis en face de vous qui regarde par la fenêtre. Chaque fois que vous tentez de regarder dans sa direction vous croisez son regard. Gêné vous baissez les yeux. On ne dévisage pas les gens. Il se demande la même chose. Pourtant vous ne le reverrez jamais. C’est l’inconnu du métro“.


Floris Douma, 26 anni. Si definisce Information designer (qui il suo sito) e si è diplomato alla Design Academy di Eindhoven con il lavoro esposto nello spazio Un-Dai qui in zona Ventura, a Lambrate.

Floris Douma, Self Surveillance

Il progetto si chiama Self Surveillance e lo vedete in queste foto.  Continue Reading…

Through the looking glass - Design Academy Eindhoven - Ventura Lambrate #Lambrate365

Through the looking glass – Design Academy Eindhoven

Ovvero come ti trasformo un quartiere. L’inaugurazione di quest’area, ieri sera, è andata davvero bene. Mi è piaciuta molto l’idea di invitare scuole di design da altri posti in Italia e all’estero, il che ha creato un chiacchiericcio italo-anglo-olandese davvero divertente. Lambrate, 10 anni fa, era uno di quei posti dove portavano a bruciare le macchine rubate. Ora incontri cose così.  Continue Reading…

Come durante la Settimana della Moda, il Salone del Mobile è quel momento dell’anno in cui Milano acquista una dimensione internazionale. Vi si intrecciano le realtà più disparate – a parte il dominio assoluto del design. Tecnologia, moda, ecologia dell’abitare e dell’urbanistica, arte, performance e think tank… Questa settimana dovrebbe durare un mese, o anche tutto l’anno. Qui gli appuntamenti che mi sono segnato. Se ci sei anche tu fai un fischio su Twitter o Foursquare. Se invece hai altri suggerimenti, fai sapere con un commento o una mail.

Zona Ventura

Zona Ventura – Via Massimiano 25. Opera di Francesco Simeti, Galleria Francesca Minini

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La storia risale a due anni fa ma ci torno su perché il video su cui ruota tutto continua a riscuotere consensi – e anche perché mi serve come caso di studio per il corso sia per il contenuto video sia, ed è quel che più interessa qui, per la conversazione che ha attivato con la Blogosfera. Andrea ha realizzato Arrakis, “documentario poetico e sociale”. E’ l’evoluzione della sua tesi di laurea triennale in linguaggi dei media. Il 9 Giugno 2008 ha scritto, a me e ad altri, questa mail:

Ciao Alberto,
dedicami 5 minuti per favore. Mi chiamo Andrea e sono un giovane videomaker. Il 12 Giugno rilascerò su Internet il mio documentario sociale Arrakis. Verrà rilasciato su più blog in maniera automatizzata e simultanea, grazie appunto alla partecipazione di alcuni blogger italiani che avranno deciso di permettere l’oscuramento totale dei loro siti.

Arrakis è un documentario un po’ strano: ho intervistato Silvestro, un ex-operaio laringectomizzato (operato per un tumore causato dall’amianto) e ho unito la sua particolarissima voce sopra ad alcune riprese di fabbriche abbandonate. Silvestro in Arrakis racconta delle cose forti, molto rancorose e lo fa con la sua voce da laringectomizzato.

Il metodo con cui questo documentario verrà rilasciato su internet sarà non meno forte e non meno provocante. Sarà molto probabilmente anche qualcosa di nuovo. Un’azione collettiva, un progetto di oscuramento concordato per la prima assoluta di Arrakis.

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[L'amico Dario Banfi è stato a Londra e ci ha portato un gran regalo. Bellissime esperienze di interazione nella mostra che racconta qui sotto -ad]

Ci sono ancora alcuni giorni di tempo per passare da DECODE – Digital Design Sensations, la mostra interattiva allestita al Victoria & Albert Museum di Londra. Una vera sorpresa per gli amanti della Digital Art, a partire dal sistema meccanico di visualizzazione di tag tratti da feed RSS via Web e presentati in maniera casuale su un tableaux scorrevole fatto da piccoli cubi in plastica, del tutto simili a quelli usati per giocare in età infantile.

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Classici sono anche i disegni generati dinamicamente da algoritmi predefiniti che importando variabili dal Web o le repliche di effetti prodotti dall’ecosistema esterno al museo (un albero digitale che si muove sulla base del vento reale o una mappa che registra visivamente, in gamma cromatica, i suoni nelle strade di Londra). Più intriganti sono invece la possibilità di disegnare con la voce elementi grafici su un display che reagisce alle emissioni sonore dei visitatori o la libertà concessa di spostare con la mano la sabbia sparsa su un monitor che nasconde le profondità del mare.

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Il corpo gusta ogni installazione, piacevole da sperimentare, come gli specchi digitali o i sistemi di morphing interattivo che rispondono ai tratti del viso o alla danza. Non manca un database di figure che si baciano al passaggio dei visitatori.

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Opera sorprendente è infine un’installazione che associa il funzionamento di un normale phon per capelli a un soffione formato maxi. Questo l’effetto davvero geniale.

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PS Se ti interessano questi argomenti vedi anche Anime e Macchine.

Omg erano anni che non capitava qualcosa di così bello e divertente su YouTube… Improvvisazione al piano su ChatRoulette. 3,6 milioni di views, 160.000 iscrizioni al canale e 19.000 commenti in una settimana. Thx Merton!

PS La ricerca per “chat roulette” su YouTube dà circa 1.800 risultati.

Il Massachusetts Institute of Technology ha reso disponibile una impressionante collezione di video: MITWorld. Vi si trovano contributi di grandi pensatori su argomenti molto diversi. Io non posso trattenermi dal ripubblicare qui un intervento di Benoit Mandelbrot, “padre” dei frattali: Fractals in Science, Engineering and Finance – Roughness and Beauty.

Il 14 febbraio, si sa, è una data memorabile. No, non per San Valentino, ma perché è il compleanno di YouTube – quest’anno, il quinto. Lo raccontano in questo post: YouTube & the Online Video Revolution. Io credo che pochi altri servizi on-line abbiano avuto un impatto così importante sui nostri costumi, anche se negli ultimi tempi il contenuto generato dagli utenti è stato di nuovo oscurato da quello proveniente dal mainstream, oltre che da Facebook – e anche questo credo meriti una riflessione su come lo sharing possa essere attività limitante, se non c’è anche una produzione in prima persona.

Nelle righe che seguono riprendo un vecchio post che voleva tener traccia delle classifiche dei video più visti su YT nel corso degli anni, argomento che mi serve anche per le lezioni in NABA. Nel frattempo, dal blog di YT, I video più visti nel 2009 e I “Memorable videos” del 2008 (ingl). Il più importante di sempre, comunque, ritengo che sia Pork and Beans dei Weezer che ora si trova a questo link e che embeddo sotto – sperando che duri. Un incredibile remix: hanno creato un video musicale usando le “hit” di YouTube. Meta YouTube?

Qui il video, dopo il salto altre classifiche degli anni precedenti.

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Oscar 2010: le nomination

fyborg —  2 February 2010 — 2 Comments

oscarOggi alle 14,30 ore italiana (5,30 a Los Angeles) sono state annunciate le nomination delle categorie principali della Notte degli Oscar 2010. Qui un sunto. La novità più importante di quest’anno è stato di portare il numero di candidati al titolo più ambito, ovvero l’Oscar per il Miglior Film, da 5 a 10.

La sfida, come previsto, è sostanzialmente quella fra Avatar e The Hurt Locker, con 9 nomination a testa. Cameron perde così l’unica sfida con -sè stesso- Titanic che restava ancora aperta, ovvero la corsa alle statuette (Titanic ebbe 14 nomination e vinse 11 Oscar), ma era prevedibile calcolando le categorie dalle quali Avatar sarebbe stato escluso per via dell’ampio utilizzo del digitale.

Ricordando quella Notte degli Oscar del 1996, quando Toy Story vinse un Oscar Speciale come primo lungometraggio interamente animato a computer e aprendo al cinema d’animazione un riconoscimento tutto suo, da un po’ di anni vedendo l’evoluzione dell’animazione digitale mi domando a quando le categorie di Oscar dedicate agli attori -ma non solo- non si estenderanno anche ai personaggi virtuali. Il livello di dettaglio e di espressività sono tali che non si può negare che gli attori tridimensionali compiano delle performance ormai paragonabili a quelle degli attori in carne e ossa (oppure degne di una estetica tutta loro). Ricordando quel primo esperimento che venne fatto con Final Fantasy e vedendo gli ultimi risultati ottenuti, sono stati fatti passi da gigante. Io la butto lì, ma visto il livello raggiunto mi domando se non sia ora che personaggi come Carl Fredricksen di UP (2009, Disney-Pixar),  gli stessi Na’vi di Avatar, i leggendari Buzz e Woody di Toy Story, non meritino di poter essere premiati per le loro interpretazioni. Se il cinema d’animazione dopo quel primo premio speciale del 1996 ha ottenuto una categoria tutta sua, non sarebbe ora di considerare di espandere le categorie di premi che lo riguardano? Non è ormai troppo riduttiva una sola macro-categoria?

Oppure il fatto che il cinema dal vero e quello digitale siano sempre più legati e connessi fra loro (personaggi veri in scenografie virtuali -e viceversa-, motion capture che da’ ai personaggi virtuali movimenti ed espressioni sempre più vere e naturali, etc..) dovrebbe incrociare ancora di più i premi fra cinema “dal vero” (anche se di film puri al 100% da un qualche intervento digitale credo non ne esistano più, almeno a Hollywood) e cinema “in animazione“. Sottolineare le differenze fra i due diversi “mondi” o unirli definitivamente. Per chiarirci: una Neytiri (sotto le cui vesti c’è comunque un’attrice vera) può competere alla stessa statuetta con -che so- Meryl Streep? O merita una categoria tutta sua? E ha senso paragonare un Na’vi di Avatar con i personaggi de L’era Glaciale?

Oppure va bene tutto così com’è?

Penso che non si possano trascurare l’emozione che sono in grado di trasmettere i personaggi virtuali con le loro performance e il livello di sospensione dell’incredulità raggiunto, soprattutto nei casi dove i personaggi virtuali interagiscono con quelli reali (ma qui, di nuovo, c’è da capire quanto un Na’vi si possa paragonare a un Woody -Toy Story- oppure a un attore in costume e che differenze ci siano con il Benjamin Button di Brad Pitt…). E trovo molto interessante che si possa oggi ragionare su limiti e confini che diventano sempre più sfumati, al di là di quante e quali statuette dare (e a chi).

fabio