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Il 14 febbraio, si sa, è una data memorabile. No, non per San Valentino, ma perché è il compleanno di YouTube – quest’anno, il quinto. Lo raccontano in questo post: YouTube & the Online Video Revolution. Io credo che pochi altri servizi on-line abbiano avuto un impatto così importante sui nostri costumi, anche se negli ultimi tempi il contenuto generato dagli utenti è stato di nuovo oscurato da quello proveniente dal mainstream, oltre che da Facebook – e anche questo credo meriti una riflessione su come lo sharing possa essere attività limitante, se non c’è anche una produzione in prima persona.

Nelle righe che seguono riprendo un vecchio post che voleva tener traccia delle classifiche dei video più visti su YT nel corso degli anni, argomento che mi serve anche per le lezioni in NABA. Nel frattempo, dal blog di YT, I video più visti nel 2009 e I “Memorable videos” del 2008 (ingl). Il più importante di sempre, comunque, ritengo che sia Pork and Beans dei Weezer che ora si trova a questo link e che embeddo sotto – sperando che duri. Un incredibile remix: hanno creato un video musicale usando le “hit” di YouTube. Meta YouTube?

Qui il video, dopo il salto altre classifiche degli anni precedenti.

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Oscar 2010: le nomination

fyborg —  2 February 2010 — 2 Comments

oscarOggi alle 14,30 ore italiana (5,30 a Los Angeles) sono state annunciate le nomination delle categorie principali della Notte degli Oscar 2010. Qui un sunto. La novità più importante di quest’anno è stato di portare il numero di candidati al titolo più ambito, ovvero l’Oscar per il Miglior Film, da 5 a 10.

La sfida, come previsto, è sostanzialmente quella fra Avatar e The Hurt Locker, con 9 nomination a testa. Cameron perde così l’unica sfida con -sè stesso- Titanic che restava ancora aperta, ovvero la corsa alle statuette (Titanic ebbe 14 nomination e vinse 11 Oscar), ma era prevedibile calcolando le categorie dalle quali Avatar sarebbe stato escluso per via dell’ampio utilizzo del digitale.

Ricordando quella Notte degli Oscar del 1996, quando Toy Story vinse un Oscar Speciale come primo lungometraggio interamente animato a computer e aprendo al cinema d’animazione un riconoscimento tutto suo, da un po’ di anni vedendo l’evoluzione dell’animazione digitale mi domando a quando le categorie di Oscar dedicate agli attori -ma non solo- non si estenderanno anche ai personaggi virtuali. Il livello di dettaglio e di espressività sono tali che non si può negare che gli attori tridimensionali compiano delle performance ormai paragonabili a quelle degli attori in carne e ossa (oppure degne di una estetica tutta loro). Ricordando quel primo esperimento che venne fatto con Final Fantasy e vedendo gli ultimi risultati ottenuti, sono stati fatti passi da gigante. Io la butto lì, ma visto il livello raggiunto mi domando se non sia ora che personaggi come Carl Fredricksen di UP (2009, Disney-Pixar),  gli stessi Na’vi di Avatar, i leggendari Buzz e Woody di Toy Story, non meritino di poter essere premiati per le loro interpretazioni. Se il cinema d’animazione dopo quel primo premio speciale del 1996 ha ottenuto una categoria tutta sua, non sarebbe ora di considerare di espandere le categorie di premi che lo riguardano? Non è ormai troppo riduttiva una sola macro-categoria?

Oppure il fatto che il cinema dal vero e quello digitale siano sempre più legati e connessi fra loro (personaggi veri in scenografie virtuali -e viceversa-, motion capture che da’ ai personaggi virtuali movimenti ed espressioni sempre più vere e naturali, etc..) dovrebbe incrociare ancora di più i premi fra cinema “dal vero” (anche se di film puri al 100% da un qualche intervento digitale credo non ne esistano più, almeno a Hollywood) e cinema “in animazione“. Sottolineare le differenze fra i due diversi “mondi” o unirli definitivamente. Per chiarirci: una Neytiri (sotto le cui vesti c’è comunque un’attrice vera) può competere alla stessa statuetta con -che so- Meryl Streep? O merita una categoria tutta sua? E ha senso paragonare un Na’vi di Avatar con i personaggi de L’era Glaciale?

Oppure va bene tutto così com’è?

Penso che non si possano trascurare l’emozione che sono in grado di trasmettere i personaggi virtuali con le loro performance e il livello di sospensione dell’incredulità raggiunto, soprattutto nei casi dove i personaggi virtuali interagiscono con quelli reali (ma qui, di nuovo, c’è da capire quanto un Na’vi si possa paragonare a un Woody -Toy Story- oppure a un attore in costume e che differenze ci siano con il Benjamin Button di Brad Pitt…). E trovo molto interessante che si possa oggi ragionare su limiti e confini che diventano sempre più sfumati, al di là di quante e quali statuette dare (e a chi).

fabio

linusQualche tempo fa, a Milano, si è tenuto Nice To Meet U, evento organizzato da Ustation, network di media universitari. Ospite particolare Linus, direttore artistico di Radio Deejay. Interessanti le sue opinioni e il suo uso della Rete, molto competenti ed equilibrate: né entusiasmo né scetticismo, ma una visione lucida di problemi e opportunità. Ha cominciato raccontando quanto sia pesante l’infrastruttura della radio, che rappresenta quasi l’80% dei costi, dedicati a gestire i 4/500 ripetitori e il satellite che li collega. Ed è proprio questo a costringere le radio ad appiattirsi sul “commerciale”. “Non vedo l’ora che accada il passaggio su Internet, che potrà abbattere questi costi”, ha affermato, anche perché il passaggio delle radio sul Web permetterebbe la nascita di tante radio alternative, a cui ha attributito un valore culturalmente pari a quello di una radio professionale, fatte le debite proporzioni.

Se questi i lati positivi (“Credo il Podcast sia la cosa più bella in assoluto”, ha anche detto), non si nasconde le difficoltà, specie di fronte alla sfida del Web moderno, quello sociale: “Internet ha fatto sentire molto la presenza del pubblico. Nello stesso tempo, quando sviluppi un’azione con una componente artistica non devi lasciarti influenzare più di tanto dagli input del pubblico. Il problema con la massa è che tende a ripetere cliché”. Quindi dialogo sì, ma nel rispetto delle reciproche posizioni e cum grano salis: “Il mio blog viene letto da 3/4.000 persone, ogni giorno, e riceve 40/50 commenti. Spesso sono molto positivi, ma non penso che quella sia la verità”.

Insomma molto interessante: le parole critiche, per me, hanno un valore doppio se vengono da chi conosce e usa ciò di cui parla. Non è un caso, evidentemente, se tra i buoni propositi per il 2010 mette “Rivoltare come un calzino la radio”.

Qui sotto il video della prima parte del suo intervento, a questi link le altre: seconda e terza. Il suo blog si trova a questo indirizzo.

Ricevo e giro, come si usa dire. Joi Ito ha mandato una circolare in cui ricorda che Creative Commons ha bisogno di un’ultimo sforzo per la campagna di sottoscrizione. Serve a supportare e sviluppare la nuova creatività. Ito lo racconta qui. Io ho già donato. Qui la pagina dove puoi farlo anche tu.

cc_donateWe’re getting close to the end of our fund raising campaign and I wanted to give you an update and ask you to consider contributing again this year if you’re a past supporter and give for the first time if you’re not. Either way, I want to thank you for being involved in this movement. As of right now, we’ve raised $416,629 from our generous individual and corporate supporters, but we need to come up with another $83,371 in order to sustain core operating costs in 2010 and keep our tools free for everyone to use. Asking for money is never an easy task, but I hope you’ll agree with me that supporting CC is vital.

Over a year ago, I took over the the role of CEO of Creative Commons from Lawrence Lessig. As you might imagine, following the founder and visionary leader was a daunting task and I have tried to focus my energy on the elements that I felt the most suited to execute on.

Larry and the founding board had laid the founding principles of Creative Commons and the organization had spread to a network of people in over 80 countries working to port, support and spread the idea of Creative Commons. What began as an idea had become a global movement growing geometrically with an adoption curve that would make any venture capitalist excited.

Over the last year, I’ve had the pleasure of working with an incredibly competent team of core paid staff and a network of volunteers who stepped up and developed into an extremely functional and efficient operating organization that makes me extremely proud to be associated with.

The organization has shifted from having to go around convincing everyone to use Creative Commons to having to work full speed to make sure that all of the people who want to use Creative Commons and work with our various projects got the attention they required.

Just in the last year, the White House, Wikipedia and Al Jazeera all adopted CC licenses and we now have over a quarter of a billion pieces of content licensed under a CC license. Our traction in both the science and education continue to increase.

While we have been working hard to try to develop a sustainability model, we have not yet been able to develop our “business model”, we are still dependent on donations and contributions. The economy has impacted our contributions. Though more people have contributed to CC this year than ever before, the average contribution has gone down. Corporate sponsorships have been even worse.

The situation reminds me of a startup which has raised money from friends and family and angel investors. The company is a wild success being the only player in the field with geometric growth and global reach. However, we’re running short on cash and haven’t turned the corner on the business model.

We really need your help to give CC enough runway to get to the point where in hindsight having and supporting Creative Commons as an essential part of the global infrastructure will be obvious to everyone. I need the support of you and the other angel investors who see the promise and the vision of this great idea and successful startup.

I realize that we are competing with many other important causes during this “holiday moment” but a contribution from you to our fundraising campaign at https://support.creativecommons.org/donate would go a long way in helping to solving one of the biggest problems holding back an explosion of creativity and innovation that the Internet has enabled. Thank you for reading this long email and thank you even more if you can contribute. ; )

Mercoledì 7 Gennaio 2009. Ricevo una mail su LinkedIn:

nico_callCiao Alberto,
non ci conosciamo, ho trovato il tuo CV partendo dal sito di First Generation (gran bella iniziativa). Vedendo il tuo profilo professionale, ho pensato di chiederti – in forma confidenziale – se ti può interessare partecipare in qualche modo a un mio progetto imprenditoriale nel campo dell’arte su web a livello internazionale. Le parole chiave sono: arte & artigianato, web 2.0, social network ed e-commerce.

Faccio un giro per capire chi è Nicola Junior Vitto. Non c’è molto (non aveva ancora il blog), ma quello che c’è sembra interessante. Rispondo dicendo “Be’, a dire il vero anche io ho un’idea tra arte e Web 2.0…” e gli lascio il mio numero di cellulare. La domenica successiva Nicola mi chiama, e parliamo – boh – un paio d’ore? Cominciano gli scambi di mail finché lui non capita a Milano e, già che si deve parlare di start-up, lo porto al roof bar della Rinascente (foto by NessunDove).

larinascente_7piano_intro

Gli scambi da occasionali diventano settimanali, poi bi-settimanali. Lui aveva già fatto un lavoro di pianificazione straordinario. Lo prendiamo e lo smontiamo pezzo per pezzo, come fosse un motorino. Puliamo gli ingranaggi, lo rimontiamo e ci accorgiamo che non può funzionare. Allora lo smontiamo di nuovo e, io al telefono per strada, lui preso tra mille casini per lasciare il lavoro e sposarsi, all’improvviso troviamo la quadra. Rimontiamo l’idea. Funziona. Partiamo. Nasce Blomming: “Publish. Share. Sell”. I dettagli nella pagina di About.

blomming_logoOra siamo in alpha chiusa, dobbiamo finire il prototipo. Contiamo di andare in beta privata, per gli amici che vorranno provarlo in anteprima e darci una mano a sistemare le cose, per gennaio o febbraio. Però abbastanza per capire che il meccanismo funziona. Abbiamo nel frattempo fatto anche quello che chiamo un “carotaggio”, cioè un test per capire se davvero esistono le community a cui ci vogliamo rivolgere. Accidenti se esistono. La prima è quella di “chi fa cose”, e abbiamo raccolto testimonianze fantastiche in un blog-magazine che abbiamo chiamato LikePicasso. La grafica è ancora da sistemare ma date un’occhiata ai contenuti: esce una creatività tutta nuova, italiana e non solo. C’è anche qualche idea per un regalo dell’ultimo minuto :)

La vision complessiva è un po’ lunga e merita un post a parte. Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla Rete – le Frontiere dell’Economia, per citare la nostra prima e recente uscita pubblica (in occasione del Social Kick-off di Frontiers ho appunto proposto questo tema). E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori… makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods.

C’è tanto lavoro da fare e tanto da raccontare. Ma lo faremo dopo le feste. Ancora auguri a tutti! :)

Joi Ito, CEO di Creative Commons, è stato recentemente a Roma, a parlare alla Camera dei Deputati – sembra uno scherzo, di questi tempi, invece è così. Per l’occasione si è messo la cravatta (mai visto prima :) e ha rilasciato la bella video-intervista che ripropongo qui sotto. Del suo concetto dei diversi “strati” relativi a open innovation ho già parlato qui, un post di un annetto fa ma che merita ancora qualche riflessione. Creative Commons, inoltre, è ancora in fundraising – Joi lo racconta qui. Merita un pensiero per Natale. Io ci sono.

(Via Gianluca Dettori)

capitale_digitale_joi_itoGiovedì, a Roma, Joi Ito parlerà alla Camera dei Deputati, in un evento del ciclo Capitale Digitale – i dettagli sulla pagina Facebook. Joi è CEO di Creative Commons, iniziativa a cui credo molto. Ma non, contrariamente a quanto sembra essere opinione diffusa, perché credo che tutti i contenuti e le informazioni debbano essere gratuite, bensì per l’esatto contrario: ritengo infatti che chi vuole diffondere le proprie opere senza copyright debba essere libero di farlo e, nonostante questo, protetto e difeso nel riconoscimento del proprio lavoro. Ne ho parlato meglio in questo post, sollecitando anche la sottoscrizione di sostegno al network. Sotto allego un paper molto appuntito scritto da Stefano Quintarelli – vedi qui.

Stefano Quintarelli – Creative Commons

Pubblicato lo scorso 8 novembre su You Tube, in soli 12 giorni ha raccolto più di 800 mila visite. Realizzato da Lucas Martell, Pigeon:Impossible è un divertente cortometraggio in animazione 3D che racconta la storia di un agente segreto addestrato a tutto, meno che ad avere a che fare con un piccione. E da qui il titolo che fa il verso alla famosa serie di film sull’agente segreto più famoso di tutti i tempi. Questo il blog ufficiale del progetto. [fabio]

Tra una settimana, dicono su Twitter, dovrebbe aprire la sede milanese di The Hub. Tutti i dettagli sul loro blog. Di The Hub ho parlato qui (con intervista).

thehub_mi

Di corsa per il treno verso la Venice Session di domani. Il tema, questa volta, è The Future of Media in a Digital Age, a me caro quant’altri mai. In questo post il programma. A questo indirizzo sarà possibile seguire la video-diretta web. Tra gli ospiti Sir Martin Sorrell (Wikipedia), CEO di WPP – un’aziendina che in ambito marketing e pubblicità ha qualcosa da dire (vedi la struttura del gruppo su Wikipedia). Inoltre molti altri nomi illustri di Media e Internet, ma per contrappasso a me piace segnalare l’interessante scelta di avere tra gli speaker anche Nicola Greco, che ha compiuto 16 anni da poco. Per la precisione durante il MateraCamp, quando ve l’ho presentato per la prima volta.

Qui sotto allego invece una mia video-intervista registrata la volta scorsa, quando si parlava di Arte e Tecnologia (altro tema frequente su queste pagine).

Picnic: L’agenda

dottavi —  22 September 2009 — Leave a comment

Ho appena avvertito Gianfranco Chicco, che ad Amsterdam si occupa del marketing di Picnic 2009, a cui purtroppo non potrò partecipare, contrariamente a quanto previsto. Vari eventi dell’ultimo minuto mi portano a fermarmi a Londra, dove sarò nei prossimi giorni. Davvero un grande dispiacere, perché l’agenda del Festival è interessantissima. La segnalo qui sotto.

PICNIC-at-a-glance(2)

Sapevo che stava succedendo. Seguo da un po’ questi segnali ed è una prospettiva entusiasmante. SCR è solo l’ultimo che trovo, e neanche il migliore. Ma si spiegano in maniera notevolmente appuntita:

SCR is a creative label intended to serve as a platform for artworks and projects emerging from the recent digital/network media movements. Here we produce, develop and sell various interactive art / software / motion-based projects, and lots more.

As designers and artists taking part in the digital media industry, we have always wondered about the ways in which digitally created artworks are being received by the mass public. SCR is our shot at opening a new marketplace for artistic software and applications where artists can make profit from their digital artworks.

C’è uno spazio completamente nuovo, e si stanno già muovendo in molti.

Scr