Bjork e il XXI secolo

Green Geek Guide

2 December 2008 1,458 views 2 Comments di dottavi SHORT URL
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Trovo e rebloggo da Giovanni Calia un bellissimo pezzo di Bjork. Racconta dei problemi finanziari, industriali, politici e ambientali dell’Islanda. Come giustamente dice Giovanni, il pezzo ha diverse chiavi di lettura. A me hanno colpito questi argomenti:

“Adesso abbiamo tre fonderie di alluminio, le maggiori d’Europa; e nei prossimi tre anni ne vogliono costruire altre due. Queste fonderie avranno bisogno di energia da un pugno di nuove centrali geotermiche… L’ottenimento di così tanta energia da questi campi geotermici non è sostenibile. Molti islandesi si oppongono alla costruzione di queste fonderie. Anzi, preferirebbero continuare a sviluppare piccole imprese di loro proprietà e non dover sostenere questo costo. In Islanda vi sono state molte lotte per difendere questa causa…

L’Islanda è un paese piccolo. Qui non c’è stata la rivoluzione industriale e io nutrivo la speranza che avremmo potuto evitarla del tutto e passare direttamente ad opzioni sostenibili di alta tecnologia. Se qualcuno era capace di farlo, quelli eravamo noi. La mentalità islandese ha qualcosa di meraviglioso, siamo audaci e inclini al rischio sino all’estremo dell’imprudenza. Nel fare musica, raccontare storie e pensiero creativo, questa assunzione di rischio è una grande cosa. E dopo essermi introdotta in molte piccole imprese islandesi in fase di crescita, mi sono resa conto che molte di esse hanno dato prova di audacia, tanto nel campo della biotecnologia che dell’alta tecnologia…

L’Islanda può essere più autosufficiente e più creativa e, allo stesso tempo, fare le cose in una maniera più in linea col secolo XXI che con il XIX…”

Articolo completo da Giovanni Calia



2 Commenti »

  • Federico Bo ha detto:

    Non lo so. Sono perplesso. Ho letto il pezzo di Bjork. Già la frase “in generale sono estranea alla politica” mi mette in allarme. Mi sembrano prese di posizione “alla Celentano”.

    La colpa è tutta dei politici e dei sei miliardari islandesi: e gli altri 320.000 isolani dov’erano mentre il loro paese gestiva le sue finanze in maniera così creativa?

    E’ chiaro che l’Islanda dovrebbe puntare sull’alta tecnologia, sulla biotecnologia, su tutte quelle attività che richiedono meno energia, in modo da mantenere l’indipendenza energetica. Ma soprattutto dovrebbero cominciare a riflettere su come costruire una società più vivace, più autocritica, più attenta, con media, vecchi e nuovi, che non abdichino al loro ruolo di watchdogs: più Mikael Blomqvist ( http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_che_odiano_le_donne ) per tutti. Anche e soprattutto per noi.

  • alberto ha detto:

    Forse hai ragione. Ma a me sono piaciute due idee, in particolare: il “leapfrog”, passando dall’artigianato e la pesca all’alta tecnologia, e la logica delle piccole imprese, specializzate e focalizzate, che mi ha ricordato la conclusione della chiacchierata con Anderson che ho pubblicato un po’ di tempo fa su 7Th Floor.

    Delle PMI nostrane, al di là delle solitedue o tre che P non sono più, non si parla mai… eppure eccellenza ne esprimono

    Nel frattempo leggerò Blomqvist, vista la tua segnalazione non posso mancare :)

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