Banda larga con il freno a mano

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8 June 2004 2,012 views No Comment di dottavi SHORT URL
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Corriere TLC – giu-04 – Operatori ed esperti del settore sono d’accordo sulla necessità di interventi per sviluppare infrastruttura e servizi, ma i pareri sono diversi su metodi e priorità.

Roberto Azzano di Databank Consulting, che ha curato il Rapporto Anfov sulla banda larga presentato di recente, disegna un quadro tutto sommato positivo. “L’Italia è decollata e ha allungato il passo”, ha affermato. L’incremento degli accessi broadband (xDsl più fibra) in Italia è stato del 131% (80% la media europea), e sarà questo “l’elemento trainante del mercato delle telecomunicazioni nei prossimi anni”. Azzano nota però che le famiglie senza pc sono ancora più di 10 milioni (46%): “E’ questo il grande problema del mercato consumer [della banda larga]“. Meglio l’andamento della domanda nel mercato business, ma mancano ancora i servizi.

Sottolinea i motivi di freno Achille De Tommaso, vice presidente Anfov, affermando che “la situazione in Italia non è affatto soddisfacente”, sia rispetto agli altri paesi europei sia se confrontata con Giappone e Sud Est asiatico. Il recupero in atto, dunque, deve essere accelerato, e uno dei problemi più rilevanti è l’adeguamento dell’infrastruttura. Uno studio commissionato da Anfov a Between, Osservatorio per la Banda Larga, stima in circa tre miliardi di euro gli investimenti necessari per una “chiusura totale del digital divide” in Italia, cioè per portare la copertura Adsl al 95% della popolazione. Un progetto che Anfov ha denominato Aspera, per “Anfov Servizio Pervasivo Avanzato”, e che ritiene debba rappresentare una priorità per il nostro Paese.

Andrea Bartoli, direttore tecnologie di Between, segnala come a fine 2003 risulti raggiungibile in Adsl il 75% della popolazione. Malgrado ci sia stato un forte sforzo di diffusione, risultano ancora estese e mal distribuite le aree in cui l’Adsl non è disponibile. Si tratta dunque di aggiornare, bonificare ed estendere l’infrastruttura, per ridurre un digital divide ancora tangibile tra diverse regioni italiane. Un compito che vede l’operatore ex-monopolista in primo piano, ma che però solleva il problema dell’opportunità di mercato. In certe aree, infatti, non risulta esservi abbastanza domanda perché il gestore della rete abbia un adeguato ritorno economico dagli investimenti necessari. Lo studio della situazione attuale della rete, e il suo tasso attuale di sviluppo, fa dunque dire a Bartoli che è “improbabile” che si riesca a completare la copertura del territorio “con le sole forze del mercato”. In altri termini, non si prevede di poter fornire l’Adsl a oltre il 90% della popolazione a meno di interventi assistiti. Più ottimista ovviamente Sergio Fogli, direttore affari regolamentari Telecom Italia Wireline, secondo il quale “a metà 2004 risulterà coperto l’83% della popolazione italiana, e l’80% nel mezzogiorno”.

Giuseppe Gislon, amministratore delegato di Alcatel Italia, nel riconoscere comprensibile il fatto che l’infrastruttura si espanda a seconda della domanda, segnala il rischio di creare un mercato a due velocità, che porterebbe dei limiti allo sviluppo delle telecomunicazioni. Per questo, afferma, “in parte le infrastrutture dovrebbero essere sviluppate a prescindere dalla domanda”. Anche Adriano De Luca, amministratore delegato di Noicom, riconosce legittima la posizione di Telecom, ma fa notare come gli operatori alternativi non abbiano i mezzi per sviluppare l’infrastruttura, che dipende essenzialmente dalla rete dell’ex-monopolista.

Secondo Andrea Filippetti, amministratore delegato di Tele2, bisogna creare le basi perché gli operatori alternativi riescano a competere. Sottolinea come vi possano essere prospettive sull’unbundling e sullo sviluppo del mercato dell’accesso, ma richiede più forti misure di apertura dal punto di vista normativo. Se vi fossero, il gruppo “potrebbe investire in Italia”. In sintonia Tommaso Pompei, amministratore delegato di Wind, che ribadisce che la liberalizzazione non ha raggiunto gli obiettivi. La gestione di una rete alternativa a quella dell’incumbent è troppo onerosa, rendendo difficile la competizione. Che è per forza di cose sull’accesso, e non sul traffico. Questo mercato, però, “può funzionare solo se si gestisce l’intera catena del valore”. Ancora una volta, dunque, risulta cruciale il ruolo della regolamentazione, “insostituibile” soprattutto per la diffusione domanda pubblica.



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