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Emerging Technologies, Hardware and Gadget »

[13 May 2010 | One Comment | 1,524 views]

[Stasera HP presenta la nuova gamma di personal computer. Nonostante iPad e altre novità, incuriosisce sapere come si muove il leader di mercato. Chissà se si parlerà dello Slate: il tablet presentato, poi subito dismesso e ora in sospetto di rinnovamento a seguito dell'acquisto di Palm e considerato da alcuni l'ammissione della fine dell'Era del PC. Parleranno anche di design - vedremo. Nella foto sotto l'installazione fatta per il Salone del Mobile a tema "Web printing", con cui HP vuole proporre strumenti per creativi e ottimizzati "per Internet". Nell'articolo sotto Fabio recensisce il multifunzione Officejet Pro 8500 Wi-Fi, che HP ci ha offerto qualche tempo fa e si inserisce in questa linea -ad]

Il modello HP Officejet Pro 8500 Wireless racchiude le funzionalità di stampa, scanner, copia, fax, con la possibilità di connessione wireless. Come accennato nello scorso articolo, HP si rivolge a un target di professionisti e agenzie creative, con l’intento di ottimizzare i consumi mantenendo alta la qualità della stampa, rappresentando un’alternativa inkjet alle stampanti laser. Fra le principali caratteristiche indicate: il risparmio energetico (meno dispositivi singoli da alimentare, racchiusi in un unico device multifunzione), nuove cartucce con inchiostri pigmentati che garantiscono migliore resistenza e alta qualità, condivisione wireless fino a 10 utenti, LCD touchscreen.

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Music, Startup Italy »

[25 Mar 2010 | 2 Comments | 1,931 views]

[Ho conosciuto Claudio Poli, sviluppatore di Audiobox.fm con la sua iCoreTech Labs, per uno scambio di mail su Ruby On Rails (vedi),e poi tramite una chiacchierata telefonica. Nel frattempo la sua iniziativa è cresciuta ed è diventata un prodotto completo: è un player musicale personale "In the cloud", come si usa dire - o, per capirsi, una sorta di iTunes via Web: fai l'upload della tua musica e potrai sentirla dove vuoi, con il browser o una applicazione iPhone.

Del tema Streaming musicale e Internet ha parlato anche il blog di Working Capital, che in questo post cita qualche servizio estero. Claudio sta costruendo la sua idea praticamente da solo, a parte le collaborazioni: NextInnovation racconta la sua storia. Ma già ora ha portato Audiobox ad avere funzionalità intriganti, come il riconoscimento dei tag dei file MP3 e, per esempio, l'associazione automatica delle cover dei dischi. Dopo il salto trovate la recensione, a cura di Fabio Mattia. Nella prossima versione - di cui vedete qui sotto due shot in anteprima - conta di introdurre anche funzionalità social, per esempio di condivisione dei gusti musicali. -ad]

audiobox

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Academy and Students, Data and Analysis, Digital Cultures, Facebook and Social Networking, Hardware and Gadget, Marketing and Media »

[15 Mar 2010 | No Comment | 2,936 views]

Venerdì scorso presso l’Hotel Park Hyatt di Milano, Microsoft Italia ha presentato i dati della ricerca svolta per suo conto da Nextplora sull’utilizzo di social network e istant messaging, nonché delle console di nuova generazione (ovviamente si è parlato poi nello specifico di Xbox 360) nel contesto italiano. Il campione in esame fa parte del Panel di Nextplora Idee & Opinioni e ha visto coinvolti intervistati divisi nella Sezione Istant Messaging/Social Networking (1.176 interviste della popolazione internet con età 16+ anni) e Sezione Console (990 interviste ai possessori di almeno una console di gioco con età compresa nel range 16-55 anni).

I dati confermano la tendenza già nota del fenomeno: l’utilizzo dei social network e degli IM (istant messaging) è in costante crescita, gli utenti utilizzano entrambi i sistemi (iscritti quindi almeno a un servizio per parte) per un 57% del totale dell’utenza internet italiana. Inoltre più della metà dell’utenza (57% nel caso dei social network e 61% degli IM) dichiara di utilizzare questi strumenti tutti i giorni. Un altro dato evidenzia che gli utenti della rete trascorrono mediamente tre ore sul web contro le due ore davanti alla televisione e l’utilizzo degli strumenti di comunicazione che internet offre sono sempre più utilizzati a scapito del telefono.

Altra osservazione importante è l’aumento dell’utilizzo di questi sistemi da parte della popolazione femminile (che, vedremo poi, si conferma anche nell’ambito del gaming).Se nella fascia d’età dei 16-24 anni l’utilizzo di internet come strumento privilegiato di comunicazione, al posto del telefono, riguarda una percentuale pressoché identica per maschi e femmine (55% e 54%), il dato significativo è quello che riguarda la fascia d’età dei 25-34 anni, dove l’incremento della popolazione femminile è del 46% contro il 40% maschile.

Questa panoramica ha portato all’analisi sulla diffusione delle console nelle famiglie italiane, ormai presente nel 48% dei casi in una fascia d’età compresa fra i 16 e i 55 anni. E la loro diffusione è importante soprattutto per il fatto che diventa uno strumento sempre più al centro dell’intrattenimento domestico, quindi il passaggio dalla cameretta al salotto che gradualmente si sta compiendo in modo definitivo. Qui si è parlato in particolare di Xbox 360, delle sue molteplici funzionalità multimediali e l’integrazione coi social network e gli IM (Live Messenger, Twitter e Facebook) rappresenta uno degli aspetti principali. Nella direzione del digital entertainment Microsoft punta a quella che definisce l’integrazione dei tre schermi, ovvero l’accesso a una serie completa di servizi attraverso televisione, pc e telefono e gli scopi principali restano quelli ben noti: condividere, giocare e socializzare…

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2.0, Facebook and Social Networking, Social Mobile »

[12 Mar 2010 | No Comment | 4,987 views]

Di tanto in tanto do’ un’occhiata nella sezione Social Network dell’AppStore e provo qualche applicazione. Quest’ultima che mi è capitata è davvero curiosa. Ne ha parlato anche iPhoneItaliaqui. L’applicazione è presente in versione gratuita e Pro (a pagamento), la cui unica differenza è che nella versione Pro si possono inviare immagini all’interno della chat, prese dalla libreria o scattate sul momento. Si tratta di un sistema di chat primordiale, che ricorda in tutto e per tutto quelle che erano le prime chat di dieci e passa anni fa. Se, per quanto ho memoria, un tempo c’era perlomeno un nickname da inserire e una lista di utenti visibile, in questa applicazione vi sono ancor meno informazioni. Il Main Menu ci informa solo su quanti utenti sono al momento connessi all’applicazione. Nient’altro. Sembra una versione testuale e mobile di ChatRoulette, il fenomeno web sviluppato da un ragazzo russo giovanissimo che ha fatto tanto scalpore in Rete negli ultimi tempi – ha già una sua pagina su Wikipedia. In entrambi i casi, la novità è data dal fatto di poter chattare con un utente sconosciuto, scelto del tutto a caso dal sistema.

Abituati ai social network di oggi, che sono sempre più evoluti e dove, caso limite Facebook, abbiamo davanti agli occhi praticamente qualunque informazione della persona che è al di là dello schermo (a prescindere che sia vero o meno ciò che questa persona-utente ci mostra di sè), è perlomeno disarmante trovarsi gettati in una conversazione così primordiale. Nel caso di Stranger Chat perché è basata solo sul testo. Per ChatRoulette perché ti mette in collegamento video diretto e immediato con il tuo interlocutore. Inoltre, non c’è modo di tenere traccia di un utente o riprendere una conversazione. Per restare in contatto, quindi, bisogna  a scambiarsi altri account. Un po’ come il retrogaming, direi che è solo una curiosa applicazione che si potrebbe definire di retrochatting, la quale esorta (o costringe?) al ricorso degli odierni sistemi di social networking. E siamo di nuovo al punto di partenza ;)

Fabio (edit di Alberto -ad)

Fashion and Creative Industries, Startup Italy »

[4 Feb 2010 | One Comment | 4,808 views]

[Se MySpace, negli anni scorsi, ha dato sfogo a un'intera generazione di nuovi musicisti, altrettanto non è accaduto per i giovani designer - di oggetti, moda o whatever. Il fenomeno però sta emergendo, con Behance a fare da punta dell'iceberg. Piero Rivizzigno e soci stanno lanciando una proposta italiana ma di respiro internazionale e più focalizzata sulla moda. Io in dieci minuti ho creato questa collezione e ho trovato alcune decine di potenziali contatti interessanti. La community deve ancora attivarsi, ma sembra promettente. Piero ha raccontato di Glossom in questo video, in occasione di Tesicamp. Ho chiesto a Fabio una recensione, che trovate a seguire -ad]

Glossom è un nuovo network nato per offrire ai nuovi creativi uno spazio per creare un portfolio, pubblicare i propri lavori, condividerli con gli altri utenti e, naturalmente, creare una rete di contatti. L’iscrizione è gratuita e fin dalla creazione del proprio profilo si vede la particolare attenzione rivolta a far convergere tutti i possibili network e account di cui già disponiamo all’interno di Glossom, con una serie di link predefiniti per ancorare i nostri profili esterni (da YouTube a Vimeo, da Facebook a Twitter, da MySpace a Blogger e così via…).

Una volta messe le nostre informazioni nel profilo possiamo procedere a creare il nostro portfolio. Attraverso un pannello di controllo principale, dal quale possiamo accedere a tutte le sezioni del portale, possiamo caricare i nostri contenuti (i due pulsanti “upload” e “create collection” sono sempre presenti nel pannello) o caricarli direttamente dai nostri canali esterni. Cosa sicuramente poco gradita è (dis)perdere le views dei propri contenuti già caricati in un altro canale, su altri vari network che non consentono una qualche forma di embed diretto a una fonte principale, quindi nel mio caso -ad esempio- ho trovato molto comoda l’opzione di poter importare direttamente dal mio canale di YouTube tutti i video già caricati. Altra cosa interessante è che una volta importato il contenuto esterno, vengono conservate tutte le informazioni che abbiamo dato (descrizione, tags…) e saranno visibili allo stesso modo in Glossom; cosa ancora più interessante è di poterle modificare se lo riteniamo opportuno. E’ inoltre possibile impostare il tipo di copertura di diritti applicata ai lavori pubblicati su copyright o Creative Commons (possiamo scegliere la versione che preferiamo).

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2.0, Art and Creativity, Events and Reports, News, YouTube, Cinema, TV »

[2 Feb 2010 | 3 Comments | 4,919 views]

oscarOggi alle 14,30 ore italiana (5,30 a Los Angeles) sono state annunciate le nomination delle categorie principali della Notte degli Oscar 2010. Qui un sunto. La novità più importante di quest’anno è stato di portare il numero di candidati al titolo più ambito, ovvero l’Oscar per il Miglior Film, da 5 a 10.

La sfida, come previsto, è sostanzialmente quella fra Avatar e The Hurt Locker, con 9 nomination a testa. Cameron perde così l’unica sfida con -sè stesso- Titanic che restava ancora aperta, ovvero la corsa alle statuette (Titanic ebbe 14 nomination e vinse 11 Oscar), ma era prevedibile calcolando le categorie dalle quali Avatar sarebbe stato escluso per via dell’ampio utilizzo del digitale.

Ricordando quella Notte degli Oscar del 1996, quando Toy Story vinse un Oscar Speciale come primo lungometraggio interamente animato a computer e aprendo al cinema d’animazione un riconoscimento tutto suo, da un po’ di anni vedendo l’evoluzione dell’animazione digitale mi domando a quando le categorie di Oscar dedicate agli attori -ma non solo- non si estenderanno anche ai personaggi virtuali. Il livello di dettaglio e di espressività sono tali che non si può negare che gli attori tridimensionali compiano delle performance ormai paragonabili a quelle degli attori in carne e ossa (oppure degne di una estetica tutta loro). Ricordando quel primo esperimento che venne fatto con Final Fantasy e vedendo gli ultimi risultati ottenuti, sono stati fatti passi da gigante. Io la butto lì, ma visto il livello raggiunto mi domando se non sia ora che personaggi come Carl Fredricksen di UP (2009, Disney-Pixar),  gli stessi Na’vi di Avatar, i leggendari Buzz e Woody di Toy Story, non meritino di poter essere premiati per le loro interpretazioni. Se il cinema d’animazione dopo quel primo premio speciale del 1996 ha ottenuto una categoria tutta sua, non sarebbe ora di considerare di espandere le categorie di premi che lo riguardano? Non è ormai troppo riduttiva una sola macro-categoria?

Oppure il fatto che il cinema dal vero e quello digitale siano sempre più legati e connessi fra loro (personaggi veri in scenografie virtuali -e viceversa-, motion capture che da’ ai personaggi virtuali movimenti ed espressioni sempre più vere e naturali, etc..) dovrebbe incrociare ancora di più i premi fra cinema “dal vero” (anche se di film puri al 100% da un qualche intervento digitale credo non ne esistano più, almeno a Hollywood) e cinema “in animazione“. Sottolineare le differenze fra i due diversi “mondi” o unirli definitivamente. Per chiarirci: una Neytiri (sotto le cui vesti c’è comunque un’attrice vera) può competere alla stessa statuetta con -che so- Meryl Streep? O merita una categoria tutta sua? E ha senso paragonare un Na’vi di Avatar con i personaggi de L’era Glaciale?

Oppure va bene tutto così com’è?

Penso che non si possano trascurare l’emozione che sono in grado di trasmettere i personaggi virtuali con le loro performance e il livello di sospensione dell’incredulità raggiunto, soprattutto nei casi dove i personaggi virtuali interagiscono con quelli reali (ma qui, di nuovo, c’è da capire quanto un Na’vi si possa paragonare a un Woody -Toy Story- oppure a un attore in costume e che differenze ci siano con il Benjamin Button di Brad Pitt…). E trovo molto interessante che si possa oggi ragionare su limiti e confini che diventano sempre più sfumati, al di là di quante e quali statuette dare (e a chi).

fabio

Hardware and Gadget »

[22 Jan 2010 | One Comment | 1,049 views]

[Ho ricevuto la proposta di valutazione di un multifunzione HP dalle PR dell'azienda, perché questa linea di prodotti, così mi hanno detto, si rivolge a professionisti e agenzie di "creativi". Ho girato l'idea a Fabio che lo sta valutando. Per ora un'anteprima. -ad]

Come introdotto da Alberto, ho ricevuto nei giorni scorsi la stampante HP Officejet Pro 8500 All-in-One wireless e ne faccio ora una breve preview prima di passare a una recensione completa.

HP Officejet Pro 8500 All-in-One wireless

I punti di forza dichiarati da HP sono (a parte la qualità dell’immagine, naturalmente) un notevole risparmio -fino al 50% dicono- nei consumi di stampa ed energetici (4 prodotti in uno sono tre periferiche in meno da alimentare), la condivisione wireless fino a un massimo di 10 utenti e funzioni fax, scanner e copia. Da evidenziare anche la presenza di menù touchscreen.

Nella confezione troviamo la stampante – beh, ci mancherebbe no? :) – un set di cartucce, manuali, alimentatore, cavo necessario per il collegamento alla linea telefonica e vari (tanti) adattatori per l’alimentazione. L’unica cosa che manca è il cavo usb -nel caso volessimo collegare la stampante direttamente al computer-. E, naturalmente, è presente un dvd con i driver e il pacchetto software HP.

HP Officejet Pro 8500 All-in-One wireless

La procedura di installazione è stata semplice e piuttosto veloce. Tolta la stampante dall’imballaggio (praticamente la parte più “difficile” è stata togliere i vari adesivi protettivi), inserite le cartucce (sportelli della massima comodità di apertura e inserimento) e la carta, ho proceduto con l’installazione vera e propria della stampante. Finite le procedure di calibrazione (una ventina di minuti circa), ho potuto accedere al menu touchscreen per dare le impostazioni principali e selezionare la rete wireless di casa (felice di non aggiungere l’ennesimo cavo alla giungla del mio -piccolo- studio). Pochi e intuitivi passaggi -comunque è tutto spiegato su manuale in caso di bisogno- e la stampante era collegata alla rete wireless e visibile dal mio Mac. Da dvd ho installato l’intero pacchetto software e la stampante era pronta all’uso.

Ho fatto qualche prova al volo di stampa e scansione. L’impatto è positivo, ma di tutti i risultati in merito ne parlerò nella recensione completa che scriverò a test ultimati. Il fax devo ancora provarlo perché -potrà sembrare assurdo- non ne ho mai usato uno in vita mia.. E’ l’occasione giusta :)

fabio

2.0, Facebook and Social Networking, Services, Startup Italy »

[18 Jan 2010 | 20 Comments | 13,971 views]

Si era già parlato di questa applicazione online in questo articolo relativo allo Start-up Hack di Torino, dove è stata premiata come miglior progetto del contest (qui il resoconto dell’evento).

We-sport è un interessante servizio definibile come un social network pensato per gli sportivi. Il sistema è molto semplice, chiaro ed efficace. In sostanza il suo scopo è quello di far incontrare gli utenti all’interno del network, per raccontare le proprie attività sportive così da poterle condividere incontrandosi anche nella vita reale. Come? E’ molto semplice, come detto.

cartinaCome ogni applicazione, ci viene richiesta una registrazione (gratuita) e di compilare il nostro profilo. A parte le solite informazioni base, il focus di questo network è basato sullo sport e sulle attività sportive che l’utente svolge. Ci viene quindi chiesto di indicare i luoghi e gli orari dove pratichiamo le nostre attività e, ovviamente, la disciplina (o discipline) praticata. In questo modo è possibile individuare nel network gli altri utenti che attorno a noi, o nei luoghi da noi stessi frequentati (ad esempio il parco del paese dove andiamo a fare jogging la sera), praticano le stesse attività sportive. E’ disponibile un elenco dei nomi degli utenti e le loro informazioni e una mappa con dei tag per individuarli graficamente. In questo modo è facile intuire come si possano contattare gli utenti e incontrarsi nella realtà, nei luoghi frequentati per l’allenamento, per svolgere insieme l’attività (accordarsi su luogo d’incontro, orario…). E’ inoltre possibile creare degli eventi, visibili anche loro sulla mappa attraverso un tag di colore diverso, per organizzare occasioni particolari o pubblicizzare un evento sportivo (ad esempio un torneo, un raduno, un allenamento collettivo…).

Trovo molto interessante il fatto che questo (social) network concentri l’attenzione sul dare la possibilità agli utenti di trovarsi all’interno dell’applicazione virtuale con lo scopo di incontrarsi poi nella vita reale e condividere insieme l’attività sportiva. Un bell’esempio a mio avviso di come le applicazioni virtuali possano diventare (e diventano) sempre più vicine e parallele alla vita reale delle persone. E così il network di amici virtuali trova il suo preciso scopo nel favorire l’incontro reale, nel contesto dell’attività sportiva.

Dal punto di vista della salute fisica, diventa certamente un ottimo stimolo a praticare sport trovando persone con cui svolgere insieme il nostro allenamento. Pensate a quante volte con gli amici non si riesce a organizzare una partita a calcetto per mancanza di giocatori, o quante volte si comincia ad allenarsi a casa propria e si abbandona per noia. Oppure a quante volte si va a fare jogging al parco e si incontrano-incrociano le stesse persone innumerevoli volte senza magari scambiarsi mai una parola.

Sulla home page del sito c’è lo slogan “Noi lo facciamo insieme!”. Mica male come possibilità, non trovate?

fabio

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Disruptive Innovations, YouTube, Cinema, TV »

[16 Jan 2010 | 6 Comments | 7,487 views]

avatar

Giovedì notte, o, meglio, venerdì mattina (erano le 00:01 in effetti) ho finalmente assistito alla prima italiana di Avatar . Delle principali caratteristiche dal punto di vista tecnico ha parlato Alberto qui dopo l’ante-prima per la stampa, illustrando quali sono le innovazione introdotte da James Cameron nella realizzazione di questo kolossal.

Volevo solo aggiungere alcune considerazioni sul film. Dal punto di vista estetico, sono convinto di poter affermare che Avatar abbia davvero aperto la porta su una nuova era del cinema. Il livello di coinvolgimento e immersione visiva, accentuato sicuramente dalle fantas(cien)tiche ambientazioni del film (dai panorami del pianeta Pandora al livello di dettaglio e realisticità delle creature e dei Na’vi  - in particolare della naturelezza delle loro espressioni facciali-).

Un viaggio su Pandora

Dal punto di vista della trama, non sono d’accordo con quelli che non la considerano nulla di (troppo) degno di nota e sottolineano il film solo dal punto di vista degli effetti speciali e delle innovazioni tecniche che comporta. Certo, è una trama funzionale al tipo di film, ovvero un film di azione e di effetti speciali (due caratteristiche che vanno a braccetto da sempre) rivolto alla massa. Non è la più originale delle trame (si tratta, come ha detto Cameron stesso, di “una guerra di civiltà”) ma quanti film sono davvero originali? E cosa significa originale?

Secondo me il film affronta dei temi sostanziali sui concetti di avatarmondi virtuali e la relazione-interazione dell’uomo(reale) con essi. Io penso che visto nell’ottica del grande kolossal, del film fatto per la massa, il suo valore diventa quindi immenso non più solo per le innovazioni tecniche e l’estetica che introduce nel cinema ma anche per come amalgama temi molto profondi a una storia che vuole evitare le lunghe disquisizioni filosofiche a cui si era assistiti ad esempio vedendo Matrix (cosa che ok, farà certo gioire i critici ma magari storcere il naso ai più che di certi temi magari non hanno mai sentito parlare -a prescindere che Matrix resta comunque un altro capolavoro assoluto-).

Avatar non è il primo film ad affrontare i temi trattati, ma unito alle innovazioni tecniche di cui appena detto, penso che se non altro fra un po’ di anni verrà ricordato come viene ricordato oggi quel primo “insignificante” treno che correva verso la macchina da presa facendo fuggire le persone dalle sale, convinte che stesse per uscire dallo schermo e piombar loro addosso. Interessante a mio avviso che questa volta succede “davvero”: le immagini escono dallo schermo e ci piombano addosso -senza travolgerci fisicamente, d’accordo :)

E’ questo il passo avanti del cinema: le immagini vengono verso di noi, fuori dallo schermo, e noi andiamo un po’ di più verso(dentro) a esse.

Che è poi il tema vero (la metafora), a mio avviso, di questo gran prodotto hollywoodiano: uomo reale e ambiente virtuale. Come non riconoscersi nel protagonista Jack Sully (Sam Worthington) quando pur di entrare nel suo avatar e restare nel mondo di Pandora insieme ai Na’vi -il popolo indigeno che lo abita- comincia a trascurare ogni altro aspetto della sua vita come farsi la barba, cambiare abiti, bere e mangiare (ovviamente il tutto è ironicamente forzato -ma neanche troppo-)… E la dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) appare come una mamma severa ma comprensiva che deve star dietro al ragazzino che non vuole proprio staccarsi da Internet o dal suo videogioco preferito.. Per non parlare poi di tutto il tema delle connessioni neurali: fra uomini e avatar / fra i Na’vi e Pandora (come una grande rete neurale), una metafora di mondo reale/mondo virtuale. E qui poi ogni altro parallelismo o metafora sono benvenuti: la guerra fra esseri umani e Na’vi si può leggere in tanti modi a mio avviso tutti in parte giusti. Grandi temi odierni come in-tolleranza/integrazione fra civiltà, la guerra, il dibattito aperto sul rapporto uomo-tecnologie… Insomma, tante cose.

A mio avviso un film, per essere un grande film e per avere una storia definibile “profonda”, non deve necessariamente essere intriso di dialoghi o riflessioni complesse comprensibili/accessibili ai pochi. Secondo il mio modesto parere, Avatar è un film che riesce a mescolare temi molto profondi e attuali a una favola di semplice lettura (è pur sempre un kolossal rivolto a tutti, ricordiamolo) e per me in grado di regalare momenti unici grazie a un impatto visivo senza precedenti (vi consiglio: guardatelo in 3D, non ha senso vederlo in altro modo, non al cinema almeno) di cui siamo i primi fortunati fruitori.

James Cameron sul set di AvatarPazienza se l’IMAX 3D (qui un video dimostrativo del 2006) deve ancora arrivare in Italia, arriverà e ci abitueremo anche a questa nuova estetica, ma io penso che le emozioni e la sensazione di immersione che possiamo provare guardando questa pellicola in 3D, sia paragonabile a quello che devono aver provato i primi fruitori di un film sonoro o a colori.

Forse esagero? Sarà, ma con film e innovazioni come questi ci si divide sempre fra scettici, critici ed entusiasti. Ricordo solo che l’avvento del sonoro fu a suo tempo visto da alcuni con indifferenza, da altri con entusiasmo, da altri ancora con avversione e anche sul tema della storia e della fruizione c’era chi percepiva che non apportasse alcun valore aggiunto a un film se non addirittura gliene togliesse. Stessa cosa per gli effetti digitali. E così via.

Io appartengo agli entusiasti e penso che Avatar ci faccia entrare veramente in un altro mondo. Sia visivo che narrativo, e la sua grandezza sta proprio in questa perfetta unione (connessione?) che ci fa vivere l’esperienza cinematografica e non più solo guardarla.

Se non altro, ha di certo fatto entrare il cinema in una nuova era.

fabio

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[24 Nov 2009 | 2 Comments | 2,682 views]

5461Sale l’attesa per uno dei film più importanti in uscita il (molto) prossimo dicembre 2009. Si parla di Avatar, nuovo kolossal di James Cameron che torna sui grandi schermi dopo ben 12 anni dalla produzione di Titanic (nel frattempo si è dedicato a girare alcuni documentari per la tv e alla serie Dark Angel). Più la data di uscita nelle sale si avvicina, più in internet proliferano immagini, trailer (qui l’ultimo) e curiosità sul film. Bisogna ricordare che Avatar rappresenta il tentativo di un epocale passo in avanti dal punto di vista delle tecniche digitali utilizzate nel cinema, le quali -assicura Cameron in persona- regaleranno un’esperienza visiva senza precedenti in quanto il film è stato sviluppato appositamente per la riproduzione tridimensionale. Vedremo. E proprio riguardo a questo “vedremo“, ho scoperto oggi che per noi italiani ha un significato del tutto particolare. Il film uscirà in tutto il mondo il 18 dicembre 2009 (dove il 16, dove il 20 e “persino” il 23 in Giappone..), mentre in Italia arriverà solamente il 15 gennaio 2010. Forse l’abitudine a questo genere di cose lascerà molti indifferenti, ma io riesco ancora a provare un po’ di vergogna. Una curiosa coincidenza: l’ennesimo cinepanettone italiano “Natale a Beverly Hills” arriva in sala il 18 dicembre 2009…      [fabio]

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