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Suzanne Moore, on The Guardian, makes a point about that not-so-slightly difference between freelance work and free work quoting Jaron Lanier, a mindful Internet critic:

Kodak used to have 140,000 really good middle-class employees. Instagram has 13 employees, period…

We can shrug and say it’s just another industrial revolution, a move from formal to informal work, the whole “portfolio” number. But where is the social contract, then…?

The implosion of the middle class produces instability. We cannot all be freelancers for ever. Freelance work, like interning, is fine if you have the funds to manage without a regular income. That is, if you are already wealthy. But the digital economy operates as a kind of sophisticated X Factor. Someone will make it, sure. For more than 15 seconds even, maybe. But most won’t.

We built the Internet on the promise of personal advancement, and as a land of opportunities for everybody. Instead, is now the creative worker doomed? Did we do some mistake on the way?

See In the digital economy, we’ll soon all be working for free – and I refuse | Suzanne Moore | The Guardian.

In The Digital Economy, We’ll Soon All Be Working for Free – And I Refuse

Roflcopter animated gifOk amici geek mano ai backup: lo so che da qualche parte avete dei dischi con i testi scaricati dai newsgroup, Fidonet o le BBS. Sicuramente qualcuno di voi avrà questi “Dizionari popolari che sono circolati informalmente tra gli utenti di Usenet, IRC, e altre forme di comunicazione testuale via computer” di cui parla la magnifica, commovente pagina Wikipedia della Storia del LOL. Se li ritrovate passate voce! :D

 

LOL, acronimo di “Laughing Out Loud”, ridere ad alta voce, è un comune termine dello slang di Internet. E’ stato utilizzato storicamente su Usenet ma è ormai diffusa in altre forme di comunicazione mediate dal computer, e anche la comunicazione viso-a-viso. E’ uno dei tanti “Initialism”, sigle composte di iniziali per esprimere reazioni corporee in forma di testo, in particolare ilarità. Altre espressioni più enfatiche di risate sono LMAO (“Laughing my ass off”), e ROTFL o ROFL (“Rolling on the floor laughing”).

L’elenco delle sigle “cresce di mese in mese” [chissà a quando risale questo testo, n.d.r.] e sono raccolte insieme a emoticon e smileys nei dizionari popolari che sono circolati informalmente tra gli utenti di Usenet, IRC, e altre forme di comunicazione testuale via computer.

L’uso di queste sigle è controverse, e alcuni autori sono contrari al loro uso, o in generale o in contesti specifici quali le comunicazioni aziendali.

LOL è stato documentato nel Oxford English Dictionary nel marzo 2011.

 

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Il mio Follow Friday è per Jack Dorsey, probabilmente l’imprenditore più illuminato degli ultimi anni. Quelle qua sopra sono le napking notes che hanno dato vita a Twitter. Curioso che il primo nome fosse Stat.us, dominio vezzoso come andava di moda in quegli anni (la foto è del 24 marzo 2006, qui l’originale). In effetti è questa la sua invenzione che ha fatto storia: è lui che ha inventato il concetto di Status Update. Continue Reading…

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Non capita tutti i giorni di entrare nel centro education di una grande banca. Tanto meno credo sia comune essere accolti da una citazione di Marshall McLuhan: “L’educazione dev’essere divertente e il divertimento dev’essere educativo”. Nulla di più appropriato per descrivere l’approccio di OFFLab, struttura dedicata alle startup all’interno del centro formazione di IntesaSanpaolo. Ultima novità è Adottup, collaborazione con Confindustria per portare una selezione di startup alle PMI italiane con l’obiettivo di creare partnership.  Continue Reading…

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Della presentazione che ho tenuto qualche tempo fa al #WCAP – Working Capital Accelerator di Lambrate la parte che è piaciuta di più è stata quella in cui spiegavo tecniche, metodiche e struttura delle attività di comunicazione che facciamo a Blomming. Un paio di slide – che non riporto qui, sorry :) – in cui spiegavo che in realtà quel che si vede online di Blomming è giusto la punta dell’iceberg. La nostra “comunicazione” (termine già misleading di per sé) si svolge in realtà in quattro fasi, buone per qualsiasi startup.  Continue Reading…

Vorrei vivere in Paese così: dove anziché interrogarsi sul colore del cavallo bianco di Napoleone – ovvero se l’innovazione è “buona o cattiva”, domanda che non porta da nessuna parte – si fa informazione. Ma neanche: basterebbe parlare del presente senza tirar fuori ogni volta gli antichi romani. Il documentario su Twitter che CNBC sta mandando in onda in queste ore, per quel che si vede dal trailer, ne è un buon esempio. Magari con un taglio un po’ tanto spettacolare, ma… spettacolo. Eccolo.

Qui il canale di CNBC.

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Buffa cosa i risultati dei fast endorsement (possiamo chiamarli così?) introdotti da LinkedIn – quand’era, un annetto fa? Come ogni fenomeno basato sulla crowd, la “folla” intesa nel senso delle comunità Internet, offre risultati strani. Appare dunque – e ne sono ovviamente onorato – che più di 100 persone mi riconoscano uno skill in Digital Strategy, ben 90 su Social Media e 51 su Startup. Devo ammettere che l’immagine qui sopra rappresenta bene le mie attività degli ultimi due/tre anni. Addirittura meglio di quanto immaginassi di me stesso. Però mi colpisce che  Continue Reading…

There’s a tendency, especially after The Tipping Point — which is a book a lot of people read — to focus on the messenger. The Tipping Point argued you need to find the special people, you need to find the mavens — the super-influentials. But what my book, Contagious argues is that it’s not about the messenger. What really matters is the message. Brands need to ask: “How can we design a message that people are more likely to talk about and share?”. You don’t have to find the perfect people to spread your idea. If you focus on the message, and make it easy to share, it doesn’t matter whether the people who share it have 10 friends or 10,000 friends, whether they’re really persuasive, the most popular person on a social network or they’re not really popular at all. In fact, for marketers to effectively spread their message using social channels like Twitter, it may be much more cost effective to create interesting, relevant content and get normal people.

Evidenze mie. Via From Complacent to Contagious: Where is Your Brand on the Spectrum? – Think Insights – Google.

From Complacent to Contagious: Where is Your Brand? – Think Insights

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Non sarà solo per la colazione, ma la colazione sarà interessante. All’acceleratore che Working Capital – Telecom Italia ha recentemente aperto a Lambrate, Milano, domattina terrò una presentazione sul tema Startup Lifecycle. Ma non solo. La presentazione (che i ragazzi dello Startupweekend di Cagliari hanno visto in anteprima) finisce infatti con una carrellata di… Startup Humor. Per alleggerire un po’ la fatica, certo, ma anche perché aiuta a capire che tutte le startup del mondo attraversano momenti e affrontano problemi simili.

In questo post di Working Capital tutti i dettagli. Domani pubblicherò anche la presentazione in formato video, narrato. Ci vediamo domattina h9:00 in Via Rombon 48. Quantomeno per le brioche.

Ho paura di tornare in un paese, l’Italia, dove questi pochi dettagli che vi ho raccontato e che mi stanno dando un totale senso di appagamento e tranquillità, non esistono. Ho paura di tornare in un paese dove nessuno ama più rispettare le regole per il bene della comunità. Ho paura di tornare in un paese dove i giovani sono costantemente offuscati da una classe politica vecchia, corrotta e che non vuole staccare il culo dalla propria sedia. Ho paura di tornare in un paese dove mi mancano gli stimoli, la creatività e dove ho perso da tempo la speranza che qualcosa cambi. Ho paura di tornare in un paese dove se sei in gamba, ma non hai gli amici giusti, hai la certezza di non avere un futuro. Ho paura di tornare in un paese dove si lotta più spesso per prevaricare la condizione dell’altro, piuttosto che per migliorare quella di tutti.

Nicola Ballotta: Ho paura. Decisamente forti, le sue affermazioni. Però inutile dirci che va tutto bene. Ognuno deve trovare i suoi simili, e l’ambiente più adatto. Così Nicola ha preso un biglietto, fatto un giro su AirBnb ed è andato a discutere del suo WpExtreme nella Valley. Perché a San Francisco è più facile conoscere persone, organizzare una cena e uscirne fuori con una nuova partnership che a Milano. Non in generale: è così per le startup, per chi si interessa di tecnologia e simili. Per cui, se sei un aspirante imprenditore, metti in conto che un salto lì è doveroso. Inutile che ti lamenti.  Continue Reading…

Allungo interessante della catena del valore dell’innovazione da parte di Telecom Italia. Sta infatti sviluppando una partnership con wiMAN e Restopolis, due startup interessanti. La prima ha sviluppato un kit Wi-Fi per esercizi commerciale che consente all’utente di collegarsi alla Rete semplicemente usando il Facebook Connect: un tasto anziché un modulo da compilare. Ne parla Antonio Pavolini qui. La seconda… be’, la conosciamo: è una delle prime ad affermarsi nell’affollato settore della prenotazione dei ristoranti. La mobile app, ora, è integrata col nuovo sistema TIM Social, un’app che aggrega i flussi di Facebook, Twitter e Foursquare e, sulle mappe, può offrire diversi servizi. Qui un video dove il mitico Funky Professor, aka Marco Zamperini, intervista i protagonisti e racconta le storie di queste nuove iniziative. PS Marco stai diventando un mito anche in video, grande!!! :)