Archives For dottavi

“What really matters is what you like, not what you are like… Books, records, films – these things matter. Call me shallow but its the truth.” - John Cusack in “High Fidelity”

[Poi l'articolo parla di "The psychographic profile that every Facebook user creates for him/herself provides a data rich opportunity for marketers. Socialtyze went through our database and pulled a representative sample on what the elusive Millennial (defined here as 25-34 year olds) group has listed as an “Interest” on Facebook].

via Millennials and Facebook | Social Media Today.

Millennials and Facebook: You Are What You Like

emoticons-sticker-per-smartphoneCoincidenza: mi sono arrivate in contemporanea tre nuove applicazioni “stile WhatsApp”. Il che, as usual, fa alzare il sopracciglio. Chiaro che il mercato aperto da WhatsApp è portentoso. Marca lo spostamento definitivo di tutta la telefonia su protocolli Internet, ovvio, e soprattutto l’emersione di massa del fenomeno delle emoticon - o emoji, o smiley come dovrebbero chiamarsi per nomenclatura (la storia ve la racconto in un altro post), oppure sticker come vengono chiamati ora.

Già: le faccine colorate rappresentano [fatico a scriverlo senza ridere, ndr] un nuovo mercato. Funzionalità introdotta anche da Facebook qualche tempo fa, stanno fiorendo interi marketplace per comunicare con i disegnini. Ormai ci sarà anche un nuovo lavoro tipo Sticker Designer, immagino. In realtà il processo è in atto da tempo: l’abbiamo sempre visto sui messenger per computer (MSN e Skype ma anche il primo di tutti, ICQ di Mirabilis) e ora lo vediamo sui cellulari. Che, peraltro, hanno avuto fior fiore di mercati di suonerie e altre amenità. Quindi perché mi stupisco? E’ che mi diverte pensare all’umanità che comunica a pittogrammi. E’ una trasformazione dell’estetica - #geek is the new #pop, direi – e del linguaggio che ci fa tornare tutti adolescenti, dove il corpo è un significante più forte della trasmissione orale/scritta dei concetti. Più semplice e veloce, richiede meno sforzo cognitivo. Comunque: fatto è che queste app di messaggistica peer-to-peer stanno mangiando terreno ai Social Network. Eccole qua.  Continue Reading…

startupweekend-genova-2013

Accidenti quanto tempo dal mio primo Startupweekend. Con Blomming eravamo ancora all’idea e allo sketch – letteralmente. L’intervento in cui raccontavo la nascita di Blomming – qui il video, che ai tempi era risultato utile – è stato infatti davvero alla lavagna. Sabato 21 alle 19:30, invece, racconterò  molto altro allo Startupweekend Genova. Parlerò del ciclo di vita e di strategie di marketing per startup (aka Growth Hacking, vedi), con un finale di startup humor.

Se sei ligure corri subito a iscriverti a questa pagina. Non perché ci sono io, ovviamente, ma perché sarà un weekend di ricerca, innovazione, studio e divertimento all’insegna di focaccia e pesto (qualcuno ricorda “Liberté, Egalité, Trenetté”?) tra i gruppi partecipanti e un panel di mentor e coach di eccezione. Li trovi qui. Ecco infine il video promo dell’evento:  Continue Reading…

iphone-5S-carbon-silver-gold-apple-announcement-by-techcrunch

E’ fatta. Il mercato di massa è troppo attraente, e in particolare i mercati asiatici sono troppo grandi, perché anche un’azienda con la tradizione di Steve Jobs possa resistere. E quindi ecco i nuovi iPhone plasticosi, i 5C. Questa è stata la mossa che ha decretato prima il successo e poi il tracollo di Nokia. Con i telefoni a basso costo l’allora CEO Jorma Ollila è arrivato al 40% di market share – salvo poi crollare (quando Nokia era sotto Olli Pekka Kallasvuo) per i costi troppo alti di produzione. Probabilmente quell’accenno ai metodi di produzione fatto durante lo speech era una rassicurazione all’industria proprio per questo motivo.

Nel frattempo si soddisfano i clienti attratti dallo status symbol con i nuovi 5S. Cool, aren’t they? Ecco qui un recap delle novità presentate e le caratteristiche in dettaglio – dai comunicati stampa Apple ufficiali (con qualche taglio, massacrando soprattutto aggettivi e superlativi).  Continue Reading…

Suzanne Moore, on The Guardian, makes a point about that not-so-slightly difference between freelance work and free work quoting Jaron Lanier, a mindful Internet critic:

Kodak used to have 140,000 really good middle-class employees. Instagram has 13 employees, period…

We can shrug and say it’s just another industrial revolution, a move from formal to informal work, the whole “portfolio” number. But where is the social contract, then…?

The implosion of the middle class produces instability. We cannot all be freelancers for ever. Freelance work, like interning, is fine if you have the funds to manage without a regular income. That is, if you are already wealthy. But the digital economy operates as a kind of sophisticated X Factor. Someone will make it, sure. For more than 15 seconds even, maybe. But most won’t.

We built the Internet on the promise of personal advancement, and as a land of opportunities for everybody. Instead, is now the creative worker doomed? Did we do some mistake on the way?

See In the digital economy, we’ll soon all be working for free – and I refuse | Suzanne Moore | The Guardian.

In The Digital Economy, We’ll Soon All Be Working for Free – And I Refuse

Roflcopter animated gifOk amici geek mano ai backup: lo so che da qualche parte avete dei dischi con i testi scaricati dai newsgroup, Fidonet o le BBS. Sicuramente qualcuno di voi avrà questi “Dizionari popolari che sono circolati informalmente tra gli utenti di Usenet, IRC, e altre forme di comunicazione testuale via computer” di cui parla la magnifica, commovente pagina Wikipedia della Storia del LOL. Se li ritrovate passate voce! :D

 

LOL, acronimo di “Laughing Out Loud”, ridere ad alta voce, è un comune termine dello slang di Internet. E’ stato utilizzato storicamente su Usenet ma è ormai diffusa in altre forme di comunicazione mediate dal computer, e anche la comunicazione viso-a-viso. E’ uno dei tanti “Initialism”, sigle composte di iniziali per esprimere reazioni corporee in forma di testo, in particolare ilarità. Altre espressioni più enfatiche di risate sono LMAO (“Laughing my ass off”), e ROTFL o ROFL (“Rolling on the floor laughing”).

L’elenco delle sigle “cresce di mese in mese” [chissà a quando risale questo testo, n.d.r.] e sono raccolte insieme a emoticon e smileys nei dizionari popolari che sono circolati informalmente tra gli utenti di Usenet, IRC, e altre forme di comunicazione testuale via computer.

L’uso di queste sigle è controverse, e alcuni autori sono contrari al loro uso, o in generale o in contesti specifici quali le comunicazioni aziendali.

LOL è stato documentato nel Oxford English Dictionary nel marzo 2011.

 

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Il mio Follow Friday è per Jack Dorsey, probabilmente l’imprenditore più illuminato degli ultimi anni. Quelle qua sopra sono le napking notes che hanno dato vita a Twitter. Curioso che il primo nome fosse Stat.us, dominio vezzoso come andava di moda in quegli anni (la foto è del 24 marzo 2006, qui l’originale). In effetti è questa la sua invenzione che ha fatto storia: è lui che ha inventato il concetto di Status Update. Continue Reading…

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Non capita tutti i giorni di entrare nel centro education di una grande banca. Tanto meno credo sia comune essere accolti da una citazione di Marshall McLuhan: “L’educazione dev’essere divertente e il divertimento dev’essere educativo”. Nulla di più appropriato per descrivere l’approccio di OFFLab, struttura dedicata alle startup all’interno del centro formazione di IntesaSanpaolo. Ultima novità è Adottup, collaborazione con Confindustria per portare una selezione di startup alle PMI italiane con l’obiettivo di creare partnership.  Continue Reading…

what-is-growth-hacking-viral-marketing-strategies-for-startups

Della presentazione che ho tenuto qualche tempo fa al #WCAP – Working Capital Accelerator di Lambrate la parte che è piaciuta di più è stata quella in cui spiegavo tecniche, metodiche e struttura delle attività di comunicazione che facciamo a Blomming. Un paio di slide – che non riporto qui, sorry :) – in cui spiegavo che in realtà quel che si vede online di Blomming è giusto la punta dell’iceberg. La nostra “comunicazione” (termine già misleading di per sé) si svolge in realtà in quattro fasi, buone per qualsiasi startup.  Continue Reading…

Vorrei vivere in Paese così: dove anziché interrogarsi sul colore del cavallo bianco di Napoleone – ovvero se l’innovazione è “buona o cattiva”, domanda che non porta da nessuna parte – si fa informazione. Ma neanche: basterebbe parlare del presente senza tirar fuori ogni volta gli antichi romani. Il documentario su Twitter che CNBC sta mandando in onda in queste ore, per quel che si vede dal trailer, ne è un buon esempio. Magari con un taglio un po’ tanto spettacolare, ma… spettacolo. Eccolo.

Qui il canale di CNBC.

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Buffa cosa i risultati dei fast endorsement (possiamo chiamarli così?) introdotti da LinkedIn – quand’era, un annetto fa? Come ogni fenomeno basato sulla crowd, la “folla” intesa nel senso delle comunità Internet, offre risultati strani. Appare dunque – e ne sono ovviamente onorato – che più di 100 persone mi riconoscano uno skill in Digital Strategy, ben 90 su Social Media e 51 su Startup. Devo ammettere che l’immagine qui sopra rappresenta bene le mie attività degli ultimi due/tre anni. Addirittura meglio di quanto immaginassi di me stesso. Però mi colpisce che  Continue Reading…

There’s a tendency, especially after The Tipping Point — which is a book a lot of people read — to focus on the messenger. The Tipping Point argued you need to find the special people, you need to find the mavens — the super-influentials. But what my book, Contagious argues is that it’s not about the messenger. What really matters is the message. Brands need to ask: “How can we design a message that people are more likely to talk about and share?”. You don’t have to find the perfect people to spread your idea. If you focus on the message, and make it easy to share, it doesn’t matter whether the people who share it have 10 friends or 10,000 friends, whether they’re really persuasive, the most popular person on a social network or they’re not really popular at all. In fact, for marketers to effectively spread their message using social channels like Twitter, it may be much more cost effective to create interesting, relevant content and get normal people.

Evidenze mie. Via From Complacent to Contagious: Where is Your Brand on the Spectrum? – Think Insights – Google.

From Complacent to Contagious: Where is Your Brand? – Think Insights