Adolescenti: Recuperare la distanza fisica

Academy and Students

4 December 2008 2,115 views 7 Comments di dottavi SHORT URL
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L’altro giorno, con Stefano Laffi di Codici Ricerche che mi ha invitato alla prima di tre giornate di studio, siamo stati al Centro di Aggregazione Giovanile di Arese a parlare di Rete. Ma in realtà il tema davvero urgente era "Rete e adolescenti". Mi hanno fatto una domanda alla quale, devo ammettere, non ho trovato una risposta diretta, e quindi giro agli amici di blog per vedere se qualcuno ha studi, pratiche, idee che possono essere utili. A quelli del Centro di Arese ma non solo: erano presenti anche educatori provenienti da altri centri simili dei comuni limitrofi.

La domanda è stata: "Oggi i ragazzi si aggregano in Rete. Come facciamo a riportarli a frequentare il Centro, che è un luogo di aggregazione fisica?". Il problema è quindi trovare pratiche, esempi di ri-aggregazione dalla Rete agli spazi fisici.

Ripeto, una risposta diretta non ce l’ho. Tanti esempi sì – le feste di Facebook e i BarCamp in primis. Cmq la mia posizione è che prima bisogna comprendere quali siano le logiche di comunicazione dei ragazzi, e dopo torneranno idee e metodologie di aggregazione ed educazione. Cioè che vista la migrazione bisogna per forza reinventare le regole e poi cercare risultati – perché i vecchi metodi è certo che non funzionano.

Quindi abbiamo fatto una carrellata e un’approfondita discussione su strumenti come Istant Messenger, peer-to-peer, Web Partecipativo e contesti organizzativi come Wikipedia e World Of Warcraft ("Metafore per la sperimentazione di comportamenti", Joi Ito). La mia tesi è che i giovani nativi (Ricerca Bicocca: "La creazione del Noi") sono oggi immersi in una comunicazione di flusso (nota), e che bisogna trovare il modo giusto per prendervi parte – partecipare al flusso e nello stesso esserne fuori, mantenere il distacco dell’educatore e nello stesso tempo non ricreare le dinamiche degli spazi controllati.

Il gruppo di lavoro approfondirà questi temi con una ricerca, e speriamo ci facciano poi sapere i risultati. Intanto qui sotto qualche nota, diciamo così, bibliografica e un praise alla condivisione a chi abbia già affrontato questo specifico tema.

Nota: Per comunicazione di flusso intendo quella che si sviluppa a partire dalla parcellizzazione del testo del blog verso l’informazione di contesto ("status") alla Twitter / FriendFeed o Facebook. Tra l’altro abbiamo già osservato un fenomeno simile nella stampa cartacea, bisognerebbe farci una riflessione un giorno o l’altro.

Addendum: Ho ritrovato la bozza di un post del 2007 che chissà perchè non ho mai pubblicato con un’esperienza che credo interessante e alcuni link sull’argomento. Si è incasinato tutto e l’ho ripubblicato: Ascoltare i ragazzini. Credo di esser riuscito a spiegarmi finalmente una riflessione che faccio spesso sul ruolo cognitivo della nuova estetica di Rete.

Da leggere: Mimi Ito, Digital Youth Project. Fabio Giglietto ne parla approfonditamente qui e riporta un video qui, anche se ora mi risulta irraggiungibile.

Vicini al tema: Federico Bo sulla Mobilità sociale.

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7 Commenti »

  • Nicola ha detto:

    Interessante, non capisco però perchè si debba per forza trovare un modo per portarli al centro. La creazione del noi può avvenire anche con altre modalità, ormai, come hai fatto notare. Non ci deve essere esclusione, o al centro o al pc, ma compartecipazione fra i diversi spazi e momenti.

  • Federico Bo ha detto:

    Perdonami se cito un altro mio post ma solo perché si è aperta una piccola discussione su un tema affine, cioè sull’assenza di studenti al RomeCamp malgrado l’evento fosse organizzato DENTRO la facoltà di Economia di RomaTre.

    Link in firma

  • alberto ha detto:

    nicola: eh ma il problema è proprio che il resto della catena è presidiato bene, manca l’anello dell’incontro / confronto diretto – che ha un suo beneamato perché

    federico: sempre grazie, ci mancherebbe :)

  • Vale ha detto:

    Il web non può sostituire gli spazi fisici, non ci vedo contrapposizione..

  • lg ha detto:

    pure a me in parte non torna la domanda, forse per un altro motivo: non mi pare abbia molto senso dire “si aggregano in Rete”, essendo che in Rete ci sono come ovvio un sacco di posti, e di natura molto diversa… dove si aggregano in Rete i ragazzi di Arese, o i ragazzi di zone d’Italia comparabili con Arese? detto questo “centro di aggregazione giovanile” non mi sarebbe suonato molto sexy nemmeno nella mia lontana adolescenza ;))

  • Fabio Giglietto ha detto:

    Suggerisci a quelli del centro di creare un evento chiamato primo Facebook Party di Arese :)

  • Riccardo ha detto:

    Altro ragionamento utile forse a far comprendere il fenomeno ai nostri amici del centro potrebbe essere il discorso di Baricco sui barbari (ammetto di non aver letto il libro, ma il video mi è sembrato azzeccato).

    Quanto ai barcamp, ben vengano se c’è un motivo per farli. Le feste facebook forse sono un’introduzione/collante più semplice e diretto.
    Il fatto è che il luogo fisico ha perso il valore di “punto di incontro”: ora non è necessario trovarsi in una specifica coordinata spaziotemporale per incontrare persone affini, è più semplice ed economico farlo online; il ruolo del centro deve quindi cambiare fornendo al suo “mercato” un motivo per preferirlo (servizi? intrattenimento?) ad altri luoghi. Come dice vale il web non può sostituire gli spazi fisici, ma gli spazi fisici devono riconsiderare la loro posizione strategica.

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